Live Blogging Incidenti stradali: 'Puny', sono distrutto tragedia immane

Published on ottobre 14th, 2017 | by Perri

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Addio Puny, Portofino perde un gigante della ristorazione e della comunicazione

Era l’unico esercente ligure (di qualsiasi attività commerciale si parli) che aveva trasformato la “sgrozzaggine”, cioè quel mix di ruvidezza, sarcasmo, sospetto, riservatezza, aggressività  tipico della gente che sta là, in un’arte, l’arte dell’accoglienza. Luigi Miroli, detto Puny, proprietario del ristorante che porta il suo nome, in piazzetta a Portofino, uno dei più famosi del mondo, è morto alle 4 del mattino di sabato 14 ottobre alla Clinica Montallegro di Genova.  Aveva 85 anni. L’avevo incontrato l’ultima volta alla fine del 2015, alla Scala, invitato da Ernesto Pellegrini, uno dei suoi tanti celebri clienti con villa a Portofino, al concerto che festeggiava i 50 anni della Pellegrini Spa, l’azienda dell’ex presidente dell’Inter. Stava male da tempo. Da anni diceva di volersi ritirare, anzi una volta ci aveva anche provato, poi era tornato, rimanendo alla guida del suo ristorante fino all’ultimo.

“Puny”, da “picin punin”, cioè piccolino, come spiegava con pazienza a chi glielo chiedeva, aveva cucinato (beh, non proprio lui, era il patron, non il cuoco) per tutti i personaggi più importanti del mondo, perfino per il Papa. Per Giovanni Paolo II fece un’eccezione, si mosse da Portofino spingendosi fino a Chiavari, su invito del vescovo, quando papa Woytila venne in visita pastorale.  Puny era un succursale di Hollywood, delle corti europee e mondiali, dei palazzi della politica. Tutti erano passati di là. Dall’epoca d’oro del cinema hollywoodiano con Rex Harrison e Ava Gardner, Liz Taylor e Richard Burton, dalla Dolce Vita anni ’60 con re, regine e gentiluomini, alla Nuova Ricchezza 2.0 con russi (ora meno, molto meno), calciatori e la nuova generazione di attori all around the world. E poi i politici, Silvio Berlusconi in testa, giornalisti, scrittori. E gente comune che si poteva permettere i suoi prezzi, “adeguati al servizio e alla nostra qualità” sottolineava, giustamente, Puny. Ecco, da Puny la qualità era sempre elevata. La sua era una cucina semplice con materie prime eccellenti. Forse solo il 20 per cento dei suoi clienti si rendeva conto anche di come si mangiava, il 100 per cento andava lì solo perché era Puny, era in piazzetta, era Portofino. Lasagne al pesto (le preferite di  sir Alec Guinness che scriveva a Puny di sognarsele la notte) e vista su una delle baie più incantevoli e più dense di (sedicenti) vip al mondo.

La gente famosa si faceva la foto con lui, non il contrario. Il suo segreto era che trattava tutti allo stesso modo. “Piccin”, “caro/cara”  li riservava indistintamente a teste coronate e all’ultimo arrivato. E se non aveva posto, non aveva posto. Ricco e potente, facevi la fila. E’ stato il Gilberto Govi dei ristoratori. Un istrione. Un genio della comunicazione quando non c’era un pr neanche a pagarlo. L’unico, su tutta la costa ligure, che aveva compreso, prima degli ultimi quindici anni in cui si sono adattati (quasi) tutti sulle due Riviere, che trattare il cliente come uno a cui fai un favore può durare finché girano i soldi, dopo no. E infatti, mentre tanti altri arrancavano, lui faceva sempre il tutto esaurito. Era un ristorante alla moda che non seguiva le mode. Lascia la moglie Vanna e il figlio Andrea che gli aveva dato più di un grattacapo, arrivando a investire e uccidere, sulla strada per Portofino, un vigile. Ultimamente, con la madre aveva ripreso in mano la gestione del locale. Lascia un ristorante che, senza la sua (finta) burbera presenza, perde moltissimo. Buon viaggio, Puny.

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