Perri morde 130° Agli Amici-149

Published on maggio 12th, 2018 | by Perri

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Amici 130, finito in gloria l’anno di festeggiamenti ma non questa storia di gusto

Centotrenta, anzi centotrentuno, visto che siamo sbarcati nel 2017 e Agli Amici è nato nel 1887. Ma i festeggiamenti sono durati un anno e sono stati diversi, lontani da certe auto-celebrazioni cuochesche a cui assistiamo tutti i giorni. E il gran finale è stato altrettanto vero e originale. Da Godia, Udine, è partita una storia di gusto e accoglienza che racconta la storia della famiglia Scarello e di un ristorante di paese che si è imposto a livello internazionale restando aggrappato a valori e sentimenti di popolo, di terra, di cultura. Tutti aspetti della nostra vista che andrebbero recuperati, preservati, sparpagliati in questo nostro mondo (in generale e della cucina in particolare) zavorrato da narcisismi, egoismi, giudizi legati all’effimero, alle mode, al momento. Alle simpatie (del momento). Queste esistono, ci mancherebbe, a me ad esempio gli Scarello piacciono molto. Ma mi piacciono perché sono così e anche se non mi piacessero, sono bravi e la loro storia lo dimostra.

E’ stato un percorso di un anno, con una serie di eventi promossi a Godia nel loro ristorante e nel loro bistrot. Per celebrare “personaggi e opere del Friuli più colto e sapiente, talvolta nascosto fra le pieghe della riservatezza propria delle “genti” di questa terra di confine che riassume valori intrecciati con diverse culture”. Ho fatto una capatina anch’io, dopo  “Un viaggio tra innovazione e sostenibilità”,  nel maggio 2017 con la presentazione del mio romanzo “La seconda vita di Annibale Canessa” (Rizzoli). Grazie, in fondo sono friulano d’adozione. A seguire “La forza emozionale della musica e il sapore della tavola”. A giugno Illegio “Come l’arte fa di un luogo sconosciuto un punto di incontro”; a luglio la musica di Remo Anzovino e in agosto “Il racconto di un artista”. “Design” a settembre, mentre a ottobre da “Il tempo che scorre: un viaggio all’interno dell’orologio”; e infine a novembre “Il valore dell’eredità: un oggetto prezioso, trasparente e contemporaneo”.

EMANUELEBRIGATAAMICI

Il percorso ha un punto di partenza e un punto di arrivo, in questo caso si parte e si arriva alla condivisione che è “l’essenza dell’ospitalità e della convivialità”. Così lunedì 7 maggio le celebrazioni per i 130 anni di di Agli Amici di Udine, 2 stelle Michelin e unico Relais & Châteaux nella regione Friuli Venezia Giulia, hanno portato nei grandi spazi dello showroom BMW Autostar a Tavagnacco tredici grandi cuochi, tutti  della  “famiglia” Relais & Châteaux, che hanno preparato tredici menù in onore della famiglia Scarello, ciascuno dedicato a un tavolo di dieci persone: 140 persone, tredici menu più uno, quello preparato da Emanuele Scarello e dal suo impareggiabile braccio destro, e anche sinistro, Raffaello Mazzolini (che in una foto abbraccio). Una bella idea che ha reso la cena perfetta, senza sbavature e senza le terrificanti lentezze di queste grandi kermesse. “Il mio pranzo di Babette” lo ha definito Emanuele Scarello. “La cena delle cene”.

CUCINA1TAVOLO130° Agli Amici-2130° Agli Amici-50

I tredici cuochi rappresentavano questi ristoranti: La Sommità di Ostuni (1 stella Michelin), Locanda Don Serafino di Ragusa (2 stelle), Don Alfonso a Sant’Agata sui due Golfi (2 stelle), Vespasia a Norcia (1 stella), Enoteca Pinchiorri di Firenze (3 stelle), Arnolfo a Colle Val d’Elsa (2 stelle), Il Luogo di Aimo e Nadia a Milano (2 stelle), L’Albereta di Erbusco, Da Vittorio a Brusaporto (3 stelle), Mirazur a Mentone (2 stelle), Villa Cordevigo di Cavaion Veronese (1 stella), Da Guido a Costigliole di Santo Stefano Belbo (1 stella) e infine Borgo San Felice a Castelnuovo Berardenga (1 stella) . Tra i partecipanti, molti amici come Chicco Cerea, Fabio Abbatista, Riccardo Monco, Alessandro Negrini, Ernesto Iaccarino, Annie Feolde.

MATTIOLISPIEGANARANJO

A me è capitato il tavolo di Luca Mattioli stretto collaboratore di Mauro Colagreco al Mirazur di Mentone. Qui di seguito il menu, avviato da le pain de partage, il pano da condividere, con l’olio di produzione propria con agrumi e zenzero, poi i gamberoni di Sanremo e rabarbaro (l’ho ritrovato il giorno dopo in un altro ristorante) buoni ma non come la stupefacente barbabietola (che visse due volte, dall’orto del ristorante) e caviale, i sublimi tortelli curry, brodo di legumi grigliati, la sella d’agnello, carote, kumquat, per finire con il naranjio en flor. Voti superiori all’8. Fiumi di Moet & Chandon e Dom Perignon ad annaffiare la cena. Perfino i casuali commensali erano all’altezza. Per una volta non ho sentito l’insopprimibile desiderio di mollare gli ormeggi.

Una grande avventura del gusto, stellatissima, ma con un che di familiare, di amicale. Fondamentale il contributo dei ragazzi di sala degli Amici che hanno coordinato i bravissimi studenti dell’istituto alberghiero Stringher di Udine, altra eccellenza regionale. Veramente una cena tra Amici, con la A maiuscola. Buoni prossimi 130, Michela, Emanuele, famiglia Scarello, Raffaele e ragazzi della brigata.

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