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Published on dicembre 20th, 2016 | by Perri

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Balotelli? Tanti auguri, ma in Nazionale no grazie

Volevo parlare di giovani. Di Daniele Rugani, di Lucca, 22 anni, della sua crescita esponenziale dovuta soprattutto al fatto che gioca con continuità e quindi acquisisce esperienza, maturità, mentalità. Volevo parlare di Mattia Caldara, difensore dell’Atalanta con il vizio del gol, gli stessi anni di Rugani, che nel 2018 (secondo le indiscrezioni sul contratto appena firmato) formerà la coppia difensiva della Juventus. Una coppia ferocemente italiana. Volevo parlare di Andrea Belotti (23 anni, bergamasco come Caldara) che anche quando il Torino sbanda non perde la bussola che lo guida in porta. Insomma volevo parlare dei giovani italiani che stanno tornando, forse perché non c’è più una lira e bisogna cercare nell’orto dietro casa, forse perché succede così, ogni tanto una generazione s’accende dopo anni di malinconie.

Poi, improvvisamente, dalla rete è emersa la nuova giovinezza di Mario “perché sempre io?” Balotelli, un grande avvenire dietro le spalle.

L’ennesimo ritorno di questo eccezionale atleta, vittima dell’incapacità di convivere con il suo enorme talento fisico/tecnico. Balotelli è un eccezionale traditore delle aspettative. Ne parliamo come di un vecchio. Nizza, infatti, è molto apprezzata da chi cerca una casetta al mare, da passarci non tanto l’estate, affollata e concitata, quanto proprio l’inverno, mite, temperato, sgombro di nubi e gas. Adatta per gli anziani.

Ma Balotelli, nato a Palermo come Mario Barwuah e cresciuto a Brescia, di anni ne ha solo 26: è poco più grande del 2 “Gallo” Belotti. Di Super Mario, come lo chiamavamo nei rari momenti in cui incendiò d’entusiasmo, sappiamo tutto: le squadre, dall’Inter al Milan, dal Manchester City al Liverpool; le intemperanze, al volante di un’auto o con gli amici del cuore; le ragazze tutte molto social, tutte molto avvenenti come da luogo comune (il calciatore e la velina/soubrette/modella); la figlia prima guardata con sospetto, poi “la cosa più bella della mia vita”, i fallimenti, arrotolati l’uno all’altro come in un maelstrom inarrestabile. Ora apprendiamo che il c.t. Ventura gli parlerà, che potrebbe rientrare nel giro azzurro. L’ennesimo ritorno del figliol prodigo. Al Nizza, ultimo domicilio conosciuto, con la doppietta al Digione ha consentito di conquistare il titolo d’inverno in Ligue 1: 8 gol in 8 presenze, una rete ogni 76 minuti. Meglio di Ibra ai tempi del Psg.

E allora, lo reimbarchiamo? Io dico di no. Non è una questione solo di gol o di talento. Una squadra rappresenta, specialmente una Nazionale in un grande torneo come Europei e Mondiali, un microcosmo dove l’equilibrio è delicato, in campo e negli spogliatoi. Paolo Rossi, prima del Mondiale ’82, venne reinserito da Bearzot dopo 2 anni di squalifica per scommesse a un mese dal torneo; Totò Schillaci a Italia ’90 venne convocato da Vicini a furor di popolo; Marcello Lippi tenne in caldo il posto a Francesco Totti, reduce da un brutto infortunio, per l’avventura in Germania (2006). Ma in tutti questi casi la squadra era in grado di supportare/sopportare i giocatori dell’undicesima ora. Al di là del valore e del carattere dei singoli, il “gruppo” era solido. Questo si sta annusando, sta crescendo, ha i lavori in corso. Fossi in Ventura lascerei Balotelli al suo destino. Le squadre vere nascono dal basso. Anche se siamo a Natale, nel football io dubito dell’improvvisa stella cometa. Auguriamo a Balotelli ogni bene, ma questa Nazionale non se lo può permettere.    

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