Perri morde CESAREG

Published on dicembre 28th, 2020 | by Perri

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Chiedimi chi era Cesare G. Romana e io ti risponderò: il più grande critico musicale

Chiedimi chi era Cesare G. Romana e io ti risponderò. Cesare G. se n’è andato il giorno di Santo Stefano, un bel giorno di sole, con molta discrezione (quella che vedete è l’unica immagine che esiste in rete), com’era vissuto, senza alzare mai il tono di voce. Questa era bassa, lievemente roca e calda e manteneva l’accento genovese, malgrado i decenni passati a Milano. Io ad esempio, l’ho perduto (torna nei momenti di stress). Chi era Cesare G.? “Solo” il più grande critico musicale italiano, almeno il più grande che io abbia mai letto, quindi, senza ombra di dubbio, il migliore degli ultimi quarant’anni. Ci eravamo conosciuti al Giornale di Indro Montanelli all’inizio degli anni ’80 dove io ero arrivato da sostituto estivo, poi brevemente abusivo (si stava meglio, nel giornalismo come dappertutto, quando si stava peggio), quindi praticante e professionista. Cesare G. era già famoso e conosciuto. Io lo leggevo, avidamente, prima ancora di diventare suo sodale. La sua era una penna straordinaria. Lo incontravo al quinto piano dove c’erano Spettacoli e Sport, alto, magro, una perenne cicca in bocca.  All’inizio diffidenti, da liguri autentici, poi entrammo in sintonia. Ci annusammo, lui riconobbe in me le stigmate del ligure emigrante, come lui che aveva cominciato giovanissimo al Lavoro. Io, invece, alla redazione genovese dell’Avvenire. Due genovesi impuri, io di Rapallo, lui di Sassello (Sv) che però a Genova erano cresciuti e avevano studiato, impregnandosi di quel carattere che c’è lì, selvatico. Così ci frequentammo dal 1981 al 1989, quando io me ne andai al Corriere. Andavano spesso a cena insieme, era ironico e brillante, realista ma non cinico. Vissi con lui la fine di un suo grande amore, fu come entrare in una canzone di Tenco che aveva accompagnato, con l’amico Faber, alla sepoltura. Forse era amicizia, in fondo, la nostra. Anzi è amicizia. L’amicizia non è stare attaccati per sempre, è pensare che l’altro sia una persona che con cui ti trovi bene, nei tempi e nei modi che capitano. Io con Cesare stavo bene. 

Scoprii, in quelle cene, molte in un locale gestito da un ex giornalista, “Il sole” di Via Curtatone,  che conosceva tutti i cantautori di cui sapevo a memoria le canzoni, ma non “conosceva” così, come giornalista, li conosceva in quanto persona che loro stimavano. Quando alzava il telefono (fisso) non c’era cantante/cantautore/canterino che non gli rispondesse. Era amico fraterno di De Andrè e come lui e me genoano, anche se il calcio, di cui comunque era informato, gli interessava poco. Era diventato giornalista frequentando/raccontando la “scuola genovese” di Faber, Paoli, Bindi, Tenco, Lauzi. Ma non se la tirava per niente. “Sono amico di questo e di quello” quante volte l’ho sentito dire, qualche volta l’ho detto pure io. Lui mai. Veniva fuori dai suoi discorsi colti, perché oltre a capire di musica, Cesare G. era uomo di grandi letture e interessi. Con lui la conversazione non era mai banale. 

Era autorevole come pochi, come tanti nella famiglia montanelliana. Quella del Giornale era una grande squadra e non solo per i nomi di quelli che lo fondarono. Le carriere di molti giovani di bottega di allora, sono qui a dimostrarlo. Cesare G. era di sinistra, ma senza pregiudiziali e, sebbene quello dove scriveva fosse considerato un giornale di destra (non era così, non nel senso politico del termine) e spesso “fascista” (che cosa ridicola), al Giornale ha sempre scritto quello che voleva. Nei quasi dieci anni che l’ho frequentato non ho mai saputo di censure, come del resto non l’ho mai provate neanche io. 

Poi ci siamo persi di vista. Io sono andato al Corriere. Cesare G. non era uno che chiamava, forse avrei dovuto farlo io. La vita va così, due strade prendono direzioni diverse. Ora che ho saputo della sua morte, c’ho un peso e avverto il rimpianto di non aver più ascoltato la sua voce bassa, calda e roca. Però, come dicevo, lo sento vicino, come un amico. E questo mi dà, in mezzo alla malinconia, un po’ di sollievo. Se vedemmu, Cesare G (1942-2020)

PS E se non credete che sia stato il più grande, leggete qui

https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/fabrizio-fratello-mio-poeta-dellanarchia-1034122.html

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