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Published on novembre 8th, 2016 | by Perri

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Cosa voleva dire Buffon (lo spiego su Gazza Parma)

Il dibattito della settimana, oltre che sul “casting” per il nuovo allenatore dell’Inter, vinto dal parmigiano Stefano Pioli, ha ruotato attorno alle frasi rubate a Gigi Buffon dopo l’inopinato pareggio con il Lione in Champions League. La Juventus ha smentito, lui no. Resta un dubbio, anche se, conoscendo Gigi, se non ha usato proprio quelle parole, il senso è chiaro. Il capitano della Juventus e della Nazionale intendeva dire che in Italia il peso delle grandi squadre, la Juventus su tutte, specialmente nel suo stadio, offre un vantaggio intimidatorio, non solo sportivo. Insomma in Italia è oggettivamente più facile vincere per la Juventus, ma in Europa no. Basta guardare i numeri. In Italia la Juventus è la Signora Omicidi (copyright Gianni Brera), in Europa il peso della storia e della tradizione non costituiscono un vantaggio. Nessuno si fa impressionare. Nella settimana di sosta, mentre ci avviamo ai confronti internazionali della Nazionale di Ventura, le osservazioni attribuite a Buffon ci permettono di discorrere dello Stato dell’Unione (calcistica italiana).

E lo Stato non è buono. Fuori dall’Italia il nostro movimento calcistico arranca. Adesso esistono molti giovani rampanti, una pattuglia cospicua di questi dalla rutilante Atalanta di sir Gasperson. Giovani promettenti, ma ricordo un’altra Atalanta rutilante, nella stagione 2000-2001. Bella squadra, con tanti giocatori che brillavano di luce propria. Arrivò, puntuale, il saccheggio delle Grandi ma di questi ragazzi quasi nessuno ebbe una carriera veramente memorabile. Quindi calma. Anche se le promesse sono tante, coltiviamole sperando che si realizzino. E intanto riflettiamo sulle difficoltà della Nazionale ma anche su quelle dei club. Dal triplette interista del 2010, solo la Juventus è arrivata a una finale europea, quella di Champions persa a Berlino il 6 giugno 2015 contro il Barcellona. Dal 2009-2010, cioè da quando è stata introdotta questa formula della Champions, con l’ultima squadra nazionale (prima la quarta, ora la terza dopo la retrocessione nel ranking), solo due volte su otto un’italiana è riuscita a superare i preliminari. Nel 2018, con la nuova riforma, l’Italia avrà di nuovo quattro squadre, ma il ranking conterà sempre. Le altre nazioni, anche quelle apparentemente con un campionato “minore” si impegnano, lottano. La Francia ha tre squadre in Champions. Noi agiamo con supponenza, con un senso del “tutto dovuto” che ci è costato tanto in numeri e umiliazioni.

E in Europa League è anche peggio. Sembra che da quando è andata in pensione la Coppa Uefa non ci troviamo più. Nel decennio che va dalla stagione 1988-89 a quella 1998-99, l’Italia ha conquistato 8 edizioni della vecchia Coppa Uefa, nel 2009 diventata Europa League. Dal 2000 ad oggi, zero e non siamo riusciti neanche a portare una squadra in finale. Il vero problema non è che si scansano le altre, ci scansiamo noi.   

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