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Published on giugno 3rd, 2020 | by Perri

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Cronache della ripresa: Di Nucci, il formaggio e la riscoperta dei piccoli territori

Ogni giorno, dal 18 maggio 2020 (da lunedì al venerdì), racconto su perrisbite.it la ripresa attraverso le nuove storie di ristoranti, bar, alberghi, produttori di cibo e vino che tentano di risalire dall’abisso dove li ha spinti il coronavirus. Soprattutto enogastronomia, l’aspetto che mi sta più a cuore, ma non solo questo. Qui troveranno spazio le storie più diverse. Segnalatevi e verrete raccontati. Oggi il caseificio Di Nucci, grandi formaggi (ve li spediscono a casa) dal 1662. La riscossa delle aziende locali e la riscoperta dei piccoli territori, soprattutto interni. 

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Serena Di Nucci ha racconti, storie da condividere e non solo banali slogan da buttare lì. Con la sorella Antonia, che si occupa di comunicazione e accoglienza aziendale, e il fratello Francesco tecnico alimentare, che cura la produzione, rappresenta l’ultima generazione,  la numero 11,  della famiglia Di Nucci che dal 1662 si occupa di formaggi ad Agnone in provincia di Isernia, conducendo questo premiato (nella foto di apertura vedete il caciocavallo di Agnone, PAT, miglior formaggio a pasta filata stagionata a Italian Cheese Awards 2019) caseificio. Il primo antenato di cui si ha traccia è  Leonardo Di Nucci a metà del Seicento. “Siamo sempre la stessa famiglia, all’epoca pastori di pecore e casari, abbiamo vissuto i circuiti transumanza fino ai primi anni del ‘900, quando l’allenamento ovino che serviva per ottenere la lana (che arrivava da fuori)  si è fermato. Il cotone veniva preso altrove. E quindi si è passato all’allevamento bovino”.

Durante l’isolamento com’è andata? “Noi come azienda siamo stati fortunati. Abbiamo lavorato con i ritmi soliti, ma le vendite si sono ridotte perché noi serviamo l’alta ristorazione, i negozi di qualità. Nonostante questo, abbiamo continuato a mantenere operativa la filiera, con le misure di sicurezza nel laboratorio e nei punti vendita”. Serena ha notato un cambiamento sociale nell’usufruire dei prodotti. “Ho visto il boom delle botteghe di prossimità, quelle sotto casa, quelle vicine. E poi la ricerca della qualità delle persone che si danno da fare, scelta del cibo come professione”. Il caseificio ha subito un danno del 30/40 per cento. “Ma la crisi peggiore la stanno attraversando i ristoranti, ancora noi non ci rendiamo conto continuando a lavorare e a produrre non abbiamo ancora chiaro quello che abbiamo subito”. La vendita online è andata bene “perché ci ha permesso di arrivare in luoghi dove la nostra condizione di piccola azienda non ci permetteva di essere distribuiti. Tante persone che non ci conoscevano si sono avvicinate ai nostri prodotti”. Anch’io ho usufruito di un ordine online che è andato benissimo. “Voglio vedere una positività, da quello che ci è accaduto, per un’azienda come la nostra che fa prodotti artigianali in un territorio che già facilita la distanza sociale. Ma anche per essere un’azienda che è un presidio del territorio, per una rinascita delle aree interne. Il contesto urbano è estraniante, mentre qui alcuni valori, spesso banalizzati o dileggiati, come aria pulita, cibi genuini, spazi aperti, esistono, ci sono. Tornare a vivere queste zone potrebbe essere un’inversione di tendenza. Condividere nostri valori: noi abbiamo bisogno di nuovi abitanti, questa pandemia potrebbe diventare un vantaggio”.

E veniamo al sapore, al formaggio, ai prodotti. La caratteristica Di Nucci è la pasta filata. “I nostri formaggi vengono prodotti grazie alla tecnica della filatura. Un procedimento artigianale e totalmente manuale che rivela il miracolo del passaggio del latte dallo stato liquido al solido, filante e malleabile, con cui dar vita alle diverse forme di formaggio. Ha un’origine mediterranea, questi formaggi ci accomunano ai Balcani, alla Turchia, al filone mediorientale. Questa tecnica  sfrutta l’acidificazione della cagliata, con l’alta temperatura. Anche i nomi e le forme sono simili. La treccia la trovi uguale al mercato di Istanbul”. A Serena, in questi mesi, è mancata la frequentazione delle fiere agroalimentari. “Davano visibilità ed era un modo per confrontarsi con i colleghi”. 

Franco e Rosetta, papà e mamma, sono i pilastri di questa splendida azienda artigianale “poi c’è una fantastica squadra di ragazzi, 10 in laboratorio e 4 nei punti vendita di Agnone e Isernia”. aggiunge Serena Da loro arrivano i formaggi che vedete qua sotto: il caciocavallo di Agnone nelle sue varie forme (stagionato, semi-stagionato, semi-stagionato con peperone dolce di Altino, extra-stagionato in cantina di pietra); la sunnominata treccia, il caciosalame (sfizio assoluto), la caciotta vaccina semi-stagionata a latte crudo, la manteca semplice o con le scaglie di tartufo. E mi fermo. Oltre a questi, la ventricina Vastese Presidio Slow Food, la soppressata, i mieli, la farina. I prodotti possono arrivare comodamente a casa vostra (www.caseificiodinucci.it), ma l’interessantissimo Museo aziendale, dove la storia della zootecnia viene rivisitata attraverso le vicende di questa antica famiglia capracottese, trasferitasi ad Agnone nel secolo scorso, è solo laggiù. Libri rari, utensili in rame e legno. Chicche in una chicca. Buon formaggio (Di Nucci) a tutti.

PUNTI VENDITA 

Via Roma, 12 Agnone (IS)

Tel: 0865- 77116 

Corso Garibaldi, 24  Isernia      

Tel: 0865-414144

FAMIGLIA CASEIFICIO PASTAFILATA STAGIONATURA FORMAGGIFRESCHIPASCOLO

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