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Published on giugno 1st, 2020 | by Perri

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Cronache della ripresa: Langosteria a casa, Buonocore ancora a segno tra stile e gola

Ogni giorno, dal 18 maggio 2020 (da lunedì al venerdì), racconto su perrisbite.it la ripresa attraverso le nuove storie di ristoranti, bar, alberghi, produttori di cibo e vino che tentano di risalire dall’abisso dove li ha spinti il coronavirus. Soprattutto enogastronomia, l’aspetto che mi sta più a cuore, ma non solo questo. Qui troveranno spazio le storie più diverse. Segnalatevi e verrete raccontati. Oggi l’ultima idea di successo di Enrico Buonocore: Langosteria a casa. Se pensate al delivery, beh è tutta un’altra storia.  

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Alla parola delivery, Enrico Buonocore si inalbera. Devo dire che ha ragione, anche a me non piacciono i termini inglesi (li uso per riportare chi li utilizza), ma per lui è diverso, gli piacciano. Detesta proprio delivery, perché riduce, accomuna, mentre lui vuole aumentare e distanziare. Da quando lo conosco è sempre stato così. Era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones e aveva aperto da poco un ristorante di successo in via Savona, ora ha un brand internazionale. L’ultimo gradino (step): Langosteria è arrivata al servizio a domicilio, per intenderci. Rigorosamente dopo la fine dell’isolamento, non durante. “Una scelta non dettata dall’emergenza, dal bisogno di guadagnare qualche soldo, ma realizzata per creare una nuova area di business: Langostreria casa non è sostitutiva del ristorante, ma aggiuntiva”. Un po’ come hanno fatto i miei amici Scarellos. “Non è un delivery, ma un’esperienza. Langosteria Casa è un modo di vivere il cibo a domicilio. Chi ordina è owner (padrone per me, ndr) della sua cena, non butta in tavola i cartoni delle consegne e basta. Se c’è il piacere di mangiare a casa, hai trovato il tuo servizio, completo e raffinato. Oppure puoi scegliere l’opzione chef a casa, con assistente, per un menu da vivere dove vuoi, mise en place compresa. La scorsa settimana abbiamo preparato una cena per 16. Prima facciamo il sopralluogo, poi andiamo”.

A coordinare “Lango a casa” c’è Pasquale Buonocore. Grande persona, perfettamente complementare allo scatenato fratello. Ovviamente Lango a casa non è per tutti: ad esempio il menu con chef a casa parte  da 150 euro a testa. La cura dei particolari è il segreto di una grande esperienza (experience). 1) La prenotazione è solo digitale. Altrimenti c’è chi vuole l’aragosta senza le chele, il baccalà no e le olive sì, le zucchine senza l’aglio, la consegna tra le 20.40 e le 20.55: si ordina quello che c’è. 2) Chi ti porta il cibo a casa, non è un fattorino frettoloso, ma un cameriere in divisa Langosteria e non ti tira la roba; 3) il packaging è bellissimo, colorato, da shopping lussuoso, da collezione; 4) istruzioni dettagliate sulla preparazione dei piatti; 5) tutto in vasetti di vetro (che al secondo ordine si possono restituire altrimenti li usi per le conserve se sei bravo a farle) da scaldare a bagnomaria oppure solo da aprire e gustare; 6) il pane è di Longoni, buonissimo (“ce lo facciamo mandare cotto al 75 per cento, noi diamo un tocco finale in forno”); 7) il vino (bianco al 99 per cento) è freddo al punto giusto; 8) la chicca: il QR code per la playlist Lango da mettere in sottofondo.

“Chi ordina il pesce di Langosteria vuole fare festa, non mangiare in mutande davanti alla tv”. Con tutto il rispetto per chi lo fa, ovviamente, spesso quorum ego. Detto che si tratta di un’esperienza aggiuntiva e non sostituiva del ristorante, ecco il percorso dei locali. Il Bistrot di via Bobbio angolo Coni Zugna ha aperto il 30 maggio, alla casa madre di via Savona toccherà l’8 giugno, Lango Paraggi a fine mese. Il Cafè di Galleria del Corso tornerà a settembre, anche perché ora rappresenta la “dark kitchen” (stanno cercando 120/130 metri quadri da dedicare solo al servizio a domicilio), insomma vi si prepara Lango a casa. Dalla prossima settimana, disponibile  il take away perché Lango casa non arriva dappertutto, per conservare la qualità dei piatti.

Un’estate Langosteria” lo slogan di Enrico, sempre avanti con la sua idea di ristorazione ad alto livello. Un vulcano, as usual. In programma un’apertura lacustre ma non posso dire di più. Ma come cambierà la ristorazione, se cambierà? “Adesso siamo scioccati. Noi abbiamo riaperto il Bistrot con distanziatori sociali per legge, ma creativi, divertenti. Tra sei mesi ce ne dimentichiamo tutti di quello che è successo, anche se forse ci siamo resi conto che se è successo, può accadere di nuovo. L’ignoto è arrivato”. E allora bisogna ripensare la ristorazione. “Dobbiamo spingerci verso una ristorazione più sostenibili. Non si può avere sempre tutto, bisogna scegliere, puntare sul mercato, sulla specializzazione. L’aragosta non può esserci tutto l’anno. Il cibo è il centro del nostro lavoro, ma è parte di un’esperienza più grande, dove anche il luogo che rispetta gli spazi vitali, dove c’è accoglienza e animazione”. Ci aspetta una nuova socialità.

Detto questo, ecco qualche chicca dal menu provato per voi: battuto di scampi con asparagi bianchi; salpicon (insalata di mare madrilena) con extravergine e aceto di champagne; baccalà con pomodori datterini confit e giardiniera alla maniera di Mimmo; fregola ai frutti di mare; linguine ai cereali con calamaretti spillo, acciughe del Cantabrico, olive taggiasche e capperi; dessert: dark chocolate 72% e salsa al passion fruit. Una dura battaglia, ma l’abbiamo vinta noi.

acasa.langosteria.com

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