Non neghiamoci nulla OSCAR18

Published on gennaio 19th, 2019 | by Perri

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Di Pinto cuoco dell’anno, il pranzo è di Romito, Scorribanda alla carriera per A. Feolde: i miei oscar 2018

Come ogni anno la Scorribanda (del Venerdì e di sempre) annuncia i suoi oscar per il 2018. Dopo attento e feroce dibattito con me stesso, ecco i premiati.

CUOCO DELL’ANNO

Roberto Di Pinto, Ristorante Sine, Milano

Roberto Di Pinto è stato tanto ed è stato in molti luoghi, ora, dal dicembre 2018,  è a “Sine”, il suo ristorante, la sua sfida, aperto nei giorni di Sant’Ambroeus all’incrocio tra Corso XXII Marzo e Viale Umbria. Lo definisce un ristorante “gastrocratico”, io dico che Roberto è un cuoco che piace a me e che fa una cucina che apprezzo, dove la verve di chi sta ai fornelli ha la sua rilevanza ma neanche la convivialità del cliente viene rispettata. Per capirci: mangiare con gusto, senza perdersi in giri di parole e giri di tavola per capire che cosa c’è nel piatto.

PATRON DELL’ANNO

Alessandro Pipero, Pipero, Roma

Alessandro Pipero è uno dei grandi patron di ristorante, uno della vecchia guardia. cioè di quella razza di ristoratori che non cucina direttamente ma influenza le scelte, dividendosi, come un equilibrista, tra sala e cucina, tra servizio e ideazione dei piatti. Una forza della natura, una simpatia potente e anche qua una cucina che cerca lo stupore non nel piatto, ma nella felicità  di chi lo mangia. 

PRANZO DELL’ANNO

Casadonna-Reale, Castel di Sangro (Aq)

Poco si può aggiungere su Niko Romito. Io dico che è riuscito a sorprendermi dopo un decennio di frequentazioni. In una fredda notte appenninica di marzo, la sua essenzialità mi ha deliziato, again. Lo confesso, quando vado in un ristorante tristellato da un po’ di tempo sono intimorito, soprattutto dalle mie reazioni: ce la farò a scavallare la cena senza aver voglia di andarmene? In piena idiosincrasia da trovate (troppo) geniali, ho trovato una cucina di sperimentazione senza fronzoli, dove tutta la ricerca viene sintetizzata al massimo, dove gli ingredienti non appesantiscono visivamente il piatto. I fuochi artificiali sono nel palato.

PIATTO DELL’ANNO

Pizza Annibale Canessa di Paolo Ghidini, Il Fienile Palazzolo S.O. (Bs)

Non potevo che premiare, come piatto del 2018, la stupenda pizza che Paolo Ghidini, pizzaiolo per passione e qualità a Palazzolo sull’Oglio ha dedicato ad Annibale Canessa protagonista della mia serie noir. Una bella sintesi di liguritudine (per via del protagonista) e del gusto di chi l’ha preparata: fior di latte, pomodorini gialli, pesto, basilico, scaglie di pecorino e parmigiano, pinoli. Fantastica. E va anche moltissimo come richiesta nel locale. 

AZIENDA DELL’ANNO

Terre di Shemir, Guarrato, Trapani

Dietro ogni azienda, ristorante, piatto, vino, dietro ogni impresa umana c’è una storia. Quella di Lara e Francesco Pellegrino e della loro famiglia è particolare e in queste poche righe non è semplice raccontarla. Magari un’altra volta. Per ora, chi può, deve “accontentarsi” di provare i suoi prodotti, l’olio più amato dai cuochi migliori in circolazione, “u Trappitu”, nelle sue diverse declinazioni e i vini, Paradiso di Lara, Ennaro, Erede, Fenire. Essenziali, freschi, significativi. 

SORPRESA DELL’ANNO

La festa per i 130 anni degli Amici di Godia, Udine 

Una grande serata il 7 maggio, a Udine. Quel giorno la famiglia Scarello ha festeggiato i primi 130 anni degli Amici di Godia, antica osteria diventata un grande ristorante, un luogo di accoglienza e di gusto ai confini dell’Italia, ma al centro della grande cucina di questo paese. La prima sorpresa è stata questa. C’erano 13 tavolate e 130 persone, ma la cena non è stata una lunga agonia come capita in queste occasioni. Servizio svelto ed efficace. E poi, seconda sorpresa, non un menu unico, ma tredici cuochi, ognuno per tavolo. A me è capitato il tavolo di Luca Mattioli stretto collaboratore di Mauro Colagreco al Mirazur di Mentone. Standing ovation a organizzazione, svolgimento, cuochi e piatti.

NEGOZIO DELL’ANNO

Gelateria-Cioccolateria San Giuda, San Donato, Milano

Ne avevo sentito tanto parlare, poi l’ho provata: senza dubbio una delle migliori gelaterie d’Italia, con uno di quei gelati che non ti scatenano la sete. Alberto sorridente e abile gelataio, Anna maitre chocolatier elegante e con una passione per i levrieri, sono di bella presenza, nel senso che la loro umanità è un ottimo accompagnamento ai loro prodotti. Anche questa realtà ha una storia, a cominciare dal Santo a cui è dedicata, quello delle cause disperate. Di sicuro qui disperazione, rabbia, angoscia o altri sentimenti negativi, si mutano in gioia.

ALBERGO DELL’ANNO

Auberge de la Maison, Courmayeur, Aosta

Come dovrebbe essere un albergo. Grande accoglienza, precisione formale, calore familiare. Avere tutto ma non essere pretenzioso, curare ogni dettaglio ma senza fartelo pesare. Coltivare la storia ma guardare al futuro. La famiglia Garin, Alessandra in particolare, gestiscono questo bell’hotel a Entreves, a una passeggiata dallo Skyway del Monte Bianco. D’estate, d’inverno e pure d’autunno per rilassarsi e godere di un’ottima cucina, che pesca nel passato e nella interessante collezione di menu.

VINO DELL’ANNO

Derthona Sterpi 2012, Vigneti Massa, Monleale, Alessandria

Walter Massa è un personaggio e il suo vino è  come lui, intenso, non lascia spazio per la noia o la sazietà. Questo Sterpi, Timorasso del 2012, ormai introvabile sul mercato, uno dei cru dell’azienda, l’ho degustato con l’autore al ristorante Cacciatori di Cartosio in un bel convivio settembrino. E mi è rimasto impresso. Sterpi, dal nome del luogo inospitale poi conquistato dai vigneti, racconta il percorso del Timorasso, vino dimenticato, vino non facile, vino splendido.

PRODOTTO DELL’ANNO

Friscous, Petramaré, Gaele, Ruffano, Lecce

Una scoperta di fine anno. Questo Friscous è la risposta salentina al couscous e si può usare così, senza aggiungere nulla, è già pronto. Grano duro italiano, lievito madre, curcuma, lavorazione artigianale e cottura in antichi forni a legna d’ulivo. Ottimo abbinato con qualsiasi ingrediente, dalla semplice insalata alle polpette, dà il meglio di sé nell’insalata di mare, sugli spaghetti con le alici, sulla battute di carne, con il lardo di colonnata o sui crostacei. 

SFIZIO DELL’ANNO

Le Tigelle (con la cunza) di Ilvano Prostrati, Il Montanaro, Zocca, Modena

Ah le tigelle di Ilvano, una tradizione contadina antichissima diventata il prodotto più importante e  famosa di Zocca, dopo viene quel cantante, come si chiama più… Non solo tigelle, da Ilvano, però queste sono fantastiche, con salumi, formaggi, creme, mio figlio le spalma di Nutella, ma la vita loro, non certo la morte, è con la “cunza”, un trito di pancetta o lardo con aglio e rosmarino.  Se non le avete provate, provatele.

LUOGO DELL’ANNO

La macelleria di Simone Fracassi, Rassina, Arezzo

L’immenso Simone sa stupire con i suoi prodotti e la sua ospitalità. Di questa voglio parlare, di una cena tra amici in un bosco, e del suo evento, “Capolavori a tavola” che organizza ogni anno, a fine giugno o inizio luglio,  in un bel resort sui colli del Casentino invitando amici cuochi a cucinare e godere di una serata insieme. Il tour di due giorni comincia e finisce davanti alla sua macelleria, sotto un gazebo con un aperitivo “molto rinforzato” o con una colazione “molto sostenuta”: grandi vini accompagnano battute di grande carne, grandi salumi, formaggi. E grandi sono anche simpatia e umanità.

SCORRIBANDA ALLA CARRIERA

Annie Feolde, Enoteca Pinchiorri, Firenze  

C’è poco da aggiungere su Annie Feolde, la signora dell’Enoteca Pinchiorri, una delle grandi dame della cucina italiana, nizzarda di nascita, italiana per gusto e per amore. Arrivata nel 1969 non se n’è più andata e da allora è diventata una delle colonne della grande cucina di questo Paese. Un carattere in tinta con i suoi capelli (rosso acceso), una grinta testimoniata da quello che ha creato e dal suo modo di essere, molto fiorentino ma con accento francese. Un piacerle esserle amici.

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