Calcio & Sport GATTUSO

Published on febbraio 27th, 2018 | by Perri

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Elogio del metodo Gattuso, stando con i piedi per terra

A Gennaro Ivan Gattuso, detto Rino, in arte Ringhio, sono concessi gesti scaramantici anche politicamente scorretti. A quarant’anni appena compiuti, strappato alla Primavera per guidare le truppe sbandate della prima squadra del Milan, dopo un avvio in salita (pure gol da un portiere), si trova coperto da lodi sperticate, lui, una vita da mediano, che quando giocava badava al sodo, senza fronzoli né tabelle. La statistica uccide anche te, digli di smettere. Più o meno di questi tempi, un anno fa, sulla panchina di fronte, Stefano Pioli era immerso esattamente nella stessa glassa. Sappiamo tutti com’è andata a finire, gli elogi e i numeri evaporati in un esonero a tre giornate dalla fine.

Chiarito che il calcio è, ahinoi, materia volubile, comunque i complimenti a Gattuso dobbiamo farli. E motivarli. Il suo Milan ha vinto sei delle ultime sette partite di campionato, quattro volte non ha preso gol, nelle ultime dodici i punti raccolti sono ventiquattro. Di Rino conosciamo la tenacia, l’attaccamento e pure la grinta, e da domenica sera questa la conosce anche il romanista Kolarov, con cui alla fine ci sono stati baci abbracci. Ma abbiamo sotto gli occhi anche le sue capacità di allenatore. Stanno crescendo insieme con la sua squadra. Certo, il suo primo impegno è stato ridare fiducia a un ambiente depresso, essere un uomo solo al comando. In assenza di una proprietà forte e vicina, è stato cane da guardia e da competizione. Tutti a fare battute sulla grinta, ma Gattuso è il primo a sapere che la grinta è un ottimo propulsore, ma poi ci vogliono i cavalli nel motore, le idee, l’organizzazione, per andare veloce. Solo con la grinta ci incarti il pesce. A proposito. Mario Sconcerti, sul Corriere, l’ha paragonato a Nereo Rocco, per la tempra, certo, per il pragmatismo, come no, ma anche per le attività extra-calcistiche. Il grande triestino con le sue macellerie, il calabrese rampante con le sue pescherie. Ma è la visione del calcio, pur nelle diversità, ad avvicinarli. Entrambi partono dalla preservazione, dalla qualità nella difesa, non tanto catenaccio quanto solidità come punto di partenza, cioè proprio le virtù che il Milan di Montella non possedeva. Forse c’erano troppi galli nel pollaio, forse la campagna acquisti faraonica aveva convinto l’ambiente che bastasse sistemare in campo, a rotazione, tutti quelli arrivati e via, verso nuove avventure.

Non funziona così. Rino ha puntellato la squadra prima mentalmente, come devono fare gli allenatori con un gruppo in depressione, poi tatticamente. Ha trasmesso fiducia e senso di appartenenza, ha liberato dalla tensione la squadra prendendola tutta su si sé. Basta vedere come vive la gara.

A Rino sta riuscendo proprio il contrario di quanto enunciato nella sua autobiografia: “Se uno nasce quadrato non muore tondo”. Forse non è tondo il suo quadrato, ma gli angoli li ha smussati, e molto: Gattuso non è solo un allenatore di lotta, lo è anche di governo.

DALLA GAZZETTA DI PARMA MARTEDI’ 27 FEBBRAIO 2017 

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