Non neghiamoci nulla copeespre

Published on maggio 31st, 2021 | by Perri

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Espresso ’21, nella guida che racconta crisi e speranza dell’enogastronomia, star Oldani, Sultano e Cuttaia

Molti giovani, qualche novità, tante donne, e il desiderio di sostenere un popolo in cammino, quello della ristorazione italiana perché “crediamo che ogni persona che sta dietro a un locale aperto anche solo pochi giorni nell’arco di quest’anno sciagurato meriti per i suoi sacrifici di venire sostenuta e celebrata“. La Guida dell’Espresso arriva a 43 edizioni, 21 di queste con Enzo Vizzari al timone. Dopo il sostegno una tirata d’orecchie ai ristoratori, bravi ma particelle alimentari. “Viviamo in un momento particolare, non voglio usare l’aggettivo drammatico, per la gravosa situazione dei ristoranti italiani soprattutto nei livelli medi e medio bassi. Questo ha evidenziato la fragilità del sistema. La ristorazione italiana ha vissuto momenti di intelligenza e l’intelligenza ha prodotto una grande qualità, ma questi grandi ristoranti non sono stati mai la guida di un settore e questo lo si è pagato in questa circostanza“. Vero. Tutti ambiscono a salire e quando salgono cercano nuove consorterie, più elitarie, dimenticandosi anche della loro storia, dei loro inizi. Ah, il riflettore, dopo il balcone è la grande passione di noi italiani. E quello che c’è fuori dal cono, ciccia. 

Non ci sono grandi novità, “non può essere l’anno delle novità”, come in tutte le guide, più che altro, seguendo l’assioma iniziale, si tratta di una guida di sostegno, di resistenza, tra crisi, si spera alle spalle, e rinascita. Nella sezione Cappelli d’Oro, che Enzo Vizzari sostiene essere “simbolo di eccellenza alla carriera, dei valori che mantengono al vertice da anni, continuità insomma, non anzianità” entrano in due. La spiegazione vizzariana non convince tutto l’uditorio, quorum ego, ma un fondo di verità c’è: tutti questi ristoranti sono sulla breccia da decenni e sono una garanzia. Perché infilarli in classifiche con ristoranti che oggi ci sono e domani chissù? Ad esempio due quattro cappelli del 2020 sono spariti. Obiezione: allora perché non il contrario e cioè segnalare che c’è un ottimo cuoco in un ottimo ristorante, ma i cappelli, come i gradi nell’Esercito, te li devi guadagnare lavorando e resistendo e ne riparliamo dopo quattro/cinque anni di onorato servizio? Dopo le osservazioni del caso, tra i dorati entrano i Portinari della Peca di Lonigo e i fratelli Serva della Trota di Rivodutri, (e la decisione ha già prodotto scontentezze assortite) entrambi da me molto amati, di più di cuochi e ristoranti più cappellati. Mah. I nuovi 5 Cappelli sono tre, tutti amici e non posso che essere contento: Davide Oldani del D’O di Cornaredo, Ciccio Sultano del Duomo di Ragusa Ibla e Pino Cuttaia della Madia di Licata. Davidone, che ha ottenuto anche l’agognata seconda stella dalla Michelin, svetta anche con il premio per il pranzo dell’anno, il più ambito. Mi sa che devo tornare. Anche Ciccio e Pino raddoppiano ex aequo con la performance dell’anno. Tra gli altri premi, segnalo quello alla cuoca ottenuto dalla canado-botturiana Jessica Rosval (Casa Maria Luigia) e quello per il maitre che è una maitre, Daniela Piscini del Miramonti l’Altro di Concesio. Il sommelier è Gianpiero Cordero del Centro di Priocca. E via così, fino al premio alla carriera a Francesco Bracali, uno dei Bracali brothers di Massa Marittima. Applausi. Ah, il giovane dell’anno è Valerio Braschi, uno dei pochi Masterchef ad essere arrivato a un risultato come questo. 

La Guida si compone di oltre 2000 tra ristoranti e trattorie cui è dedicata una scheda. Riassumendo 14 con il Cappello d’oro (12 nell’edizione 2020); 13 con 5 Cappelli (10); 29 con 4 Cappelli (27); 79 con 3 Cappelli;  (79); 236 con 2 Cappelli (213); 619 con 1 Cappello (597).

“Raccontiamo il meglio dell’enogastronomia italiana. La guida ambisce a essere un punto di riferimento per un pubblico curioso e appassionato” ha concluso Vizzari, ricordando l’inserto dedicato alle pizzerie e curato da Tania Mauri. 

Nota finale: continua la lontananza dal vertice di Enrico Bartolini, il Ducasse italiano: ogni ristorante che tocca lo fa brillare con la stella. Ma l’Espresso lo relega tra i tre cappelli. La discrepanza tra la Rossa Michelin e la più importante guida italiana dà da pensare. E, in ogni direzione, sono comunque cattivi pensieri. Da una parte o dall’altra, qualcuno ha preso cappello. Capisci a me.

Il leggendario Andrea “Gnaffo” Grignaffini curatore della guida dei vini, ha fatto una scelta pop: “Una panoramica dell’Italia ma con un passo indietro”, aggiungendo: “Abbiamo degustato tanto, ma abbiamo messo solo un vino per azienda. Le nostre segnalazioni riguardano vini rintracciabili nei ristoranti. In questo modo aiutiamo i lettori. Inoltre, molto interessante la parte dei vini sotto i 15 euro”. L’Espresso chiude la stagione delle guide, proprio mentre l’Italia riapre. Al momento giusto.

I Ristoranti e i Vini d’Italia 2021

A cura di Enzo Vizzari

840 pagine; euro 24,90 in edicola e in libreria da martedì 1 giugno 2021; euro 7,99 in versione digitale in app disponibile per Iphone, Ipad e dispositivi Android da martedì 1 giugno 2021 

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