Friends nonnogianni

Published on gennaio 4th, 2017 | by Perri

1

Gianni Carbone (1928-2017) onnivoro di vita, un ricordo

Gianni Carbone (1928-2017) è mancato lunedì 2 gennaio poco prima dell’alba. Patriarca, ristoratore, politico, poeta e tante altre cose, era mio suocero, il papà di mia moglie Emanuela. Gianni se n’è andato otto mesi dopo sua moglie Maria Rosa. Riproduco qui il ricordo che ho scritto per il sito della Manuelina. 

Gianni Carbone se n’è andato all’alba del nuovo anno. Era un uomo curioso della vita come pochi. Aveva un modo onnivoro di affrontarla, un po’ alla Mario Soldati, scrittore e gourmet che aveva conosciuto e apprezzava. L’ultima estate aveva in mano uno dei romanzi più complessi dell’autore torinese, “Le due città”. Amava tutto, si informava su tutto, certo la sua famiglia, la sua Manuelina erano al primo posto, ma con pochissimo distacco seguivano la pallanuoto, Recco, la politica, la matematica, l’enigmistica, il calcio, lo sport. Una volta, per una campagna elettorale, di sé aveva scritto: “Ingegnere mancato, riuscitissimo oste”. Nato in una famiglia di macellai, aveva conservato il “tocco”: nell’ultimo pranzo di Natale con la sua ormai allargatissima famiglia non aveva rinunciato, con polso mobile e mano ferma, al taglio del prosciutto al forno, parte integrante del bollito.

Il matrimonio con Maria Rosa Cichero aveva generato sei figli (e da questi tredici nipoti) e anche la sintesi perfetta della moderna cucina italiana: tradizione e innovazione. Gianni si era inserito nel solco matriarcale – oltre a Maria Rosa l’anima del ristorante era la Zia Manue – della Manuelina con il suo sapere, le sue idee (mai dome, fino all’ultimo), la sua voglia di percorrere nuove strade. Un precursore, in ogni senso. Aveva trasformato la Manuelina da ristorante “a” Recco in ristorante “di” Recco, cioè simbolo di una sfida gastronomica lanciata e vinta, di un modo di intendere la ristorazione e i prodotti tipici, a cominciare dalla Focaccia col formaggio, che ora conoscono ovunque.

A Recco aveva dedicato il suo impegno politico lungo una vita e ancora attivo, come sindaco, assessore, consigliere, dirigente di partito, cittadino. Alla pallanuoto aveva dato ossigeno guidando la Pro Recco durante gli anni più difficili, a metà degli anni ’90, con un impegno che andava al di là di quello che gli era stato chiesto (come sottolineavano i borbottii di Maria Rosa). Aveva sempre un consiglio da dare e una storia da raccontare. Ah, la storia. Era un cercatore/restauratore di memorie e tradizioni locali e ora viene il rimpianto di non averle raccolte con ordine, ma con lui il tempo, la durata non sembravano un problema. la zia Manue lo aveva soprannominato Highlander. E lui ci aveva convinti di esserlo. Era un poeta in rima e le sue poesie ci mancheranno, però abbiamo una lunga produzione da cui attingere, in dialetto e non. Gianni Carbone era un uomo che aveva attraversato il periodo della guerra, aveva visto a cosa portavano odio e rancore e non si era mai abituato alla cattiveria. Era tutt’altro che ingenuo, figuriamoci, ma di fronte a certe manifestazioni della stupidità umana appariva smarrito, come solo gli uomini di grande umanità, quelli che negli altri cercano prima di tutto il bene, possono sembrare. Perché il tratto più saliente del suo carattere era l’accoglienza, di ogni ordine e grado. La riservava a tutti, indistintamente, ai parenti, agli amici, agli ospiti del suo ristorante, alle persone che incontrava e tutti rimanevano colpiti dal suo modo di essere, dal suo porsi rispettoso (ma fermo e su certi punti fermissimo). Tutto questo gli derivava, senza dubbio, dall’essere sempre stato un uomo di Fede. Una Fede mai esibita, vissuta, soprattutto trasmessa. Così, se la sua eredità come oste e come uomo pubblico, è indiscussa e tutti vi possono attingere, a lui, come ha confessato ai suoi tredici nipoti, protagonisti del suo ultimo gioco di enigmi al pranzo di Natale dei Carbone, quello che stupiva di più, non come un enigma, ma come un Mistero, era il dono di Dio della sua famiglia. E di tutti i titoli di cui poteva fregiarsi, quello che lo descriveva meglio era sicuramente NONNO.

Tags: , , ,


About the Author



One Response to Gianni Carbone (1928-2017) onnivoro di vita, un ricordo

  1. Pingback: Gianni Carbone: "una vita da raccontare" - m. guido wedding and events planner in genova italy

Lascia una risposta

Back to Top ↑