Calcio & Sport PEPITOGAZZA

Published on maggio 9th, 2018 | by Perri

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Giuseppe “Pepito” Rossi, elogio e speranze di un calciatore fuori dal comune

Avevamo indicato il Bologna come l’ostacolo più difficile della Juventus, nelle ultime tre gare sulla strada dello scudetto. E il campo ha confermato, con una gara in salita per Madama, come a Milano. Fondamentale l’autogol di De Maio. Il Napoli si è come prosciugato nella sfida di Torino e non ne ha più. Sono tutti stremati, a parte l’arrembante Atalanta di Gasperini. In coda la situazione è ingarbugliata, con il Cagliari che si è ritrovato, dopo un campionato di buon galleggiamento, tra i candidati all’inferno. Domani si assegna la Coppa Italia. Siamo ai titoli di coda, ma per le analisi approfondite ci sarà tempo, oggi voglio parlare della classe che non è acqua e di un ragazzo che rende autentica l’affermazione.

Oggi voglio dare una buona notizia, anche se l’avete già sentita, vista e letta: Giuseppe “Pepito” (copyright Enzo Bearzot) Rossi, nato a Teaneck, New Jersey il 1 febbraio 1987, è tornato al gol con il Genoa nella sarabanda dei rossoblù con la Fiorentina, 1.449 minuti dopo l’ultimo segnato proprio con la maglia viola al Torino il 28 maggio 2014. A Parma lo conoscete bene. La sua carriera è cominciata qui, arrivato ragazzino a 12 anni dagli Stati Uniti, cresciuto nel vivaio poi artigliato, come altri giovanotti di belle speranze dagli scout di sir Alex Ferguson, a cui domenica Pepito ha dedicato la rete ritrovata. Con il Parma si è ampiamente sdebitato: riapparso nel gennaio del 2007, segnando nove gol in 19 partite, sotto la gestione Ranieri, ha contribuito in modo decisivo alla salvezza dei Crociati. Da allora un po’ per la iella (una serie infinta di infortuni) un po’ per la scarsa lungimiranza di tanti allenatori, come Lippi e Prandelli che gli preclusero la possibilità di partecipare al Mondiale – specialmente il secondo che gli preferì Cassano, inutile e dannoso per gli equilibri del gruppo – non ha avuto la carriera che avrebbe meritato.

Pepito è una pepita nel calcio di oggi. Se ci fossero più giocatori come lui il nostro asmatico e litigioso movimento starebbe meglio. Rossi è un ragazzo perbene che è più facile trovare con un libro piuttosto che che con lo sguardo perso in uno smartphone o stordito dalla musica sparata nelle orecchie.

Basta leggere cosa ha dichiarato nel 2014 in una intervista al New York Times, dopo l’ennesimo crack, dopo l’ennesimo legamento del ginocchio saltato: “La cosa peggiore da credere è di essere perseguitato dalla sfortuna. Questo meccanismo avanza dubbi nella tua mente e ti zavorra. Io invece penso che andrà di nuovo bene, provo a pensare sempre positivamente”. Il Genoa, famoso per scommettere su giocatori infortunati o scartati (Milito, Thiago Motta, Iago Falque, Niang, Suso) gli ha offerto di nuovo la serie A, undici anni dopo il suo esordio. Io spero che se la cavi, che magari, visto che si è perso i migliori anni della sua vita calcistica, si prenda, da sé, perché non crede al fato ondivago, un finale di stagione, buono, gratificante. Se lo merita.

DALLA GAZZETTA DI PARMA MARTEDì 8 MAGGIO 2018

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