Calcio & Sport GREGAZZA

Published on agosto 16th, 2016 | by Perri

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Greg & “mi nipote” premiata ditta del nuoto azzurro

(dalla Gazzetta di Parma di Lunedì 15 agosto 2016)

La scuola di Ostia. Anche l’Italia delle piscine che gli atleti dividono con le signore dell’acquagym e i bambini con i braccioli, l’Italia delle spiagge che al nuoto preferisce il pattino, L’Italia che ha conquistato il primo oro dopo 100 anni di Olimpiade (Domenico Fioravanti, 100 rana, Sydney 2000), può sostenere di avere una scuola. Una scuola pulita, non come quella di Lipsia da cui uscivano, gonfie di anabolizzanti, le superdonne DDR. Nella scuola di Ostia, nel centro d’eccellenza della Federnuoto, Stefano Morini, livornese timido, serio e malmostoso, cura una scuola del mezzofondo che tutto il mondo ci invidia. Perché ha prodotto le tre medaglie azzurre a Rio 2016, le due di bronzo (400 e 1.500) di Gabriele Detti, “mi nipote” – è figlio della sorella del Moro – e l’oro immenso nei 1.500 di Gregorio Paltrinieri, il ragazzo della via Emilia che ha trovato il suo west, la sua frontiera sul litorale romano. Ha abbandonato mamma Lorena e papà Luca (in tribuna con la fidanzata Letizia), ex nuotatore, che gestisce la piscina di Novellara, nel 2011 per il centro tecnico federale di Ostia, annullando la nostalgia via Skype e tornando a casa ogni tanto a rimpinzarsi di lasagne. E’ un aspetto importante del successo: dove c’è uno ci può essere caso, da due in su ci sono lavoro, programmazione, investimento, sacrificio. Paltrinieri & Detti sono cresciuti insieme, compagni di corsie, tra km (18/20 al giorno), sfide alla playstaion e composta rivalità calcistica (Greg è della Juventus, Gabriele dell’Inter).

Laggiù, a Ostia, si è declinata la via al successo di Greg che con la vittoria nei 1.500 metri entra nella cerchia dei grandi delle 30 vasche, con Wladimir Salninkov, Grant Hackett e il discusso Sun Yang. Greg ha fatto la sua solita gara di testa, con quel suo galleggiamento altissimo, la spinta dai fianchi a inseguire oro e record del mondo: ai 1.200 era in vantaggio di uno 1”57 sul primato del cinese. Poi la nuotata ha perso intensità e la sottile linea verde, che segnala il tempo da battere, è tornata davanti. Solo quella, però. “Il record lo farò, prima o poi. E’ stata dura da un punto di vista psicologico, mi sono tolto un peso da 10 mila chili dall’anima. C’era tanta attesa. Io non ho paura di niente, ma era pur sempre una finale olimpica”. In piscina è risuonato per la quinta volta nella storia l’inno di Mameli dopo quelli per Fioravanti (2 volte) e Rosolino a Sydney 2000 e quello per Federica Pellegrini a Pechino 2008.

Adesso arriva lassù in alto anche questo ragazzo diplomato al liceo scientifico ma che alla matematica ha sempre preferito la storia dell’arte, un ottimista che, in altri tempi, avremmo definito “senza grilli per la testa”. Ma mai banale, curioso del mondo e della vita. Quando ci incontrammo la prima volta si definì: “Sono uno non si fa problemi e va d’accordo con tutti”. Il suo approccio allo sport e anche alla vita è all’opposto di quello della Divina Federica Pellegrini. Lei a volere sempre nemici per esaltarsi. Greg a cercare il lato positivo, mai una recriminazione, mai una scusa, neanche quando il terremoto del 2012 costrinse la famiglia a traslocare dalla nonna. Federica ha il suo centro di gravità a Verona, quando esce dal Veneto scatta la saudade, Greg ama viaggiare, è stato un mese ad allenarsi in Australia e, in ogni città dove lo porta il nuoto, lo puoi trovare in un museo o per strada ad annusare l’odore della novità. Non ha tatuaggi, “solo molto gel”. Questo è Gregorio Paltrinieri. L’acqua come destino, la NBA come mito (tifa per i New York Knicks), il rap e la linea sul fondo della piscina per il ritmo. Adesso ha un oro al collo da difendere e una scuola da confermare. E l’avventura può continuare, ormai.

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