Calcio & Sport piatek

Published on gennaio 19th, 2019 | by Perri

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Il mio ritratto di Piatek che, ahimè, ha già abbandonato il Genoa per il Milan

Chi è il nuovo centravanti del Milan? L’ho raccontato sul Corriere dello Sport. 

Nell’agosto del 2016, per cederlo, lo Zagłębie Lubin incassa dal KS Cracovia 500 mila zloty, cioè poco più di 116 mila euro. Nel giugno del 2018, quando il Genoa lo acquista, costa 4,5 milioni (euro) e 450 mila di stipendio annuo. Ora Krzysztof Piatek, 24 anni a luglio, ne vale 40 (milioni di euro), o almeno questo chiede Enrico Preziosi, mentre lui a fine mese non troverà meno di sei zeri in busta paga. Il presidente del Genoa è convinto: di fiutare i campioni, e la plusvalenza che li accompagna, alla prima nasata, e questo bisogna riconoscerglielo; di essere un grande cuoco, e su questo, dopo aver saputo che mette il peperoncino nel pesto, sospendiamo il giudizio. Piatek lo cucina una sera a Ibiza, dove il Joker, come lo apostrofano a Genova, ha bel casale. Lì riceve Gabriele Giuffrida agente/latin lover, con procura per i calciatori polacchi e chiacchierate liaison sentimentali, da Cristina Buccino a Belen Rodriguez. Complimenti. Giuffrida si presenta a casa Preziosi con le cassette di Cristoforo Venerdì, come possiamo tradurre Krzysztof Piatek. Catalana per tutti. Spazzato l’ultimo pezzo di aragosta, Piatek è del Grifo.

  Piatek si pronuncia “Piontek”: è Zibì Boniek a diffondere un video in cui cazzia gli incauti telecronisti che sono andati giù piatti, come Piatek è andato giù pesante con il Lecce: quaterna all’esordio in Coppa Italia. Comunque si pronunci, comincia a segnare il 13 luglio a Neustift contro la Val Stubai e non smette più. Finora sono 19, 13 in campionato e 6 in Coppa Italia. Tutti stupiti, tranne lui che spiega a Guido De Carolis del Corriere della Sera: “La verità? Solo un altro giorno in ufficio. Diciamo così in Polonia, per intendere niente di speciale”. Determinato fino da quando, a due anni di età, decide di diventare attaccante. Gli piace sfidare i difensori, anticiparli, appena ha spazio tira, sente la porta più che vederla.

Non fa in tempo a prendere casa in Corso Italia nella zona est di Zena, che crolla il Ponte Morandi. Andare a Pegli diventa un viaggio. Ma lui è sicuro di essere di passaggio. Il programma: fare un mucchio di gol e ripartire. Fatto, come direbbe un vicepremier. Non impara una parola di italiano. Tutti, anche i tifosi, che commentano la vicenda in queste ore, delusi, pragmatici o arrabbiati, sanno che il Grifo è un porto di mare. Non un centravanti è durato più di una stagione, quando l’ha terminata. Al Genoa lo descrivono come un computer, freddo ma non antipatico, semplice nell’adattarsi, ai compagni, studiati alla playstation, al pesto, senza peperoncino, ai difensori italiani. 

A proposito. In campionato dovrebbe avere due gol in più. Uno gliel’ha tolto Ivan Juric: contro l’Udinese è Romulo a tirare un rigore “per festeggiare l’anniversario di matrimonio”. Al Genoa succede pure questo. L’altro glielo nega la Lega attribuendo un’autorete a Toloi. Piatek aiuta la squadra segnando, non gioca per essa. Assomiglia a Icardi, discende da Pippo Inzaghi o David Trezeguet. Con le debite proporzioni. Cristoforo è un bomber, anzi un “pistolero”, così in Polonia indicano i goleador. Il morsicatore Suarez non c’entra. Adesso farà i bagagli, con la fidanzata Paulina Procyk. Lei, avvocato e fashion blogger, ai primi di dicembre, su Instagram, pubblica una foto di loro due davanti al Duomo. In famiglia sanno dove vogliono andare. 

PUBBLICATO SUL CORRIERE DELLO SPORT IL 18/01/2019 

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