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Published on febbraio 19th, 2020 | by Perri

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Il sette dei Damatos, racconto di una grande cena dal volto umano e goloso

Sette, più sette, più sette. Non fa ventuno, ma totalizza una grande storia. La matematica non sarà mai il mio mestiere, scoprire umanità e talento – il secondo senza la prima non esiste, è un guscio vuoto – sì, nel mio piccolo. A Reggio nell’Emilia in una sera di febbraio, il sette,  i Damatos, Gianni,  Fulvia e Federico (D’Amato), famiglia di ristoratori che nel cuor mi sta, per la loro umanità e, ça va sans dire, per la loro cucina, hanno festeggiato con amici, ospiti, clienti affezionati, produttori del territorio, i sette anni al Caffè Arti e Mestieri di Reggio con sette piatti del padre, sette del figlio, il pane di Fulvia e molti amici. La loro storia è nota, anche se molti dei coristi di questo mondo di food-qualcosa, l’hanno dimenticata, perché i Damatos appartengono alla categoria della gente perbene che non canta nel coro, allineata e compatta. Fanno la loro strada, senza effetti speciali e colori ultravioletti.

Questa strada li aveva portati a realizzare quel gioiello che era il Rigoletto di Reggiolo (da me esplorato la prima volta dieci anni fa, a proposito di anniversari). Poi a perderlo, a causa del terremoto del 2012. La loro resilienza è impagabile e ora si sviluppa al Caffè Arti e Mestieri di Reggio, il ristorante con uno dei dehors più belli che ci siano.  E con una cucina brillante e gaudente senza essere astrusa. Ci siamo trovati, il sette, ci siamo divertiti con i sette + sette, senza che nessuno cercasse di fare il fenomeno e senza avventizi e avventizie presenti. Che bella serata. Lunga e felice. I sette in movimento: pavé di capesante, umeboshi e lampone; uova patate e tartufo; scarpetta di anguilla laccata Tokio-Reggio Emilia; trippa di crosta di Parmigiano Reggiano; rana pescatrice e ricci di mare; cotiche morbide; croccanti cocktail di gamberi. I sette fermi (fermi noi, loro filavano): foie gras, gambero rosso e caviale d’aringa; calamaretto, cipolla Borettana, crema di patate al nero di seppia, uovo, tartufo nero (uno dei miei preferiti); spaghetto baccala’, baccalà, baccalà; bottoni di lingua tonnata; mela campanina senapata; cubo di bolliti (piatto dell’anno di Scorribande 2015);  animella, caccia, tartufo, capperi; red. Abbinamenti dalla cantina perfetti, servizio ottimo e abbondante senza esagerare.

Il sette + sette, lo potrete ritrovare ogni giorno in tavola con i piatti di Gianni, Federico e Fulvia. Andate a provate la cucina umanistica dei Damatos. Dite che vi mando io. Ma anche se non lo dite, vivrete comunque una grande esperienza.

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