Perri morde BENOITVIOLIER

Published on febbraio 3rd, 2016 | by Perri

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In morte di un cuoco, il caso Violier e la fragilità umana

La morte di Benoit Violier (nella foto con sua moglie Brigitte), cuoco dell’Hotel de Ville di Crissier, ha provocato emozione ovunque. Viviamo nell’era dello Chefmaster, dove cuochi e cucine occupano vecchi e nuovi media. Ormai fanno parte dello star-system come gli attori o i cantanti. Così le loro tragiche morti hanno un impatto pubblico pari a quelle di Heath Ledger o Amy Winehouse. L’Hotel de Ville di Crissier, vicino a Losanna, è un luogo mitico, una specie di bottega rinascimentale dove si coltiva la classicità della haute cuisine: dopo il maestro, il sommo Fredy Girardet, si sono succeduti i discepoli Philippe Rochat (anche lui scomparso improvvisamente per un malore) e Benoit Violier, appunto. Violier si è ucciso con un fucile da caccia, proprio come Bernard Loiseau, il cuoco della Côte-d’Or, a Saulieu, in Borgogna, il cui suicidio è diventato paradigmatico dell’hell’s kitchen. Lo stesso periodo, quasi lo stesso giorno (24 febbraio 2003), alla vigilia della proclamazione della guida delle guide, la Michelin Francia. Secondo la vulgata Loiseau temeva che gli togliessero la terza stella. Così  non fu. Il Relais Bernard Loiseau, come si chiama oggi il ristorante, l’ha persa ora, tredici anni dopo. Anche a non parlare di cucina, l’intrigo di storie, anime e tragedie è talmente evidente che tutti lo hanno messo in grande evidenza. Ma è la cucina a produrre lo stress o è quello che siamo e soprattutto non siamo, qualunque sia il nostro mestiere? Comprensibile l’interesse mediatico, ma non la semplificazione. Non è solo in cucina che esiste il logorio della vita moderna, non è solo in cucina che ci si trova sperduti davanti alla domanda sul senso della propria esistenza. La depressione, la paura del domani, l’ansia da prestazione attaccano chiunque, ricchi e famosi compresi. Ma chi fa dipendere tutto da ricchezza e successo o comunque si rivolge a un feticcio per rispondere ai suoi bisogni, è più fragile. La realtà è che noi non siamo in grado di rispondere, dobbiamo solo elemosinare una risposta. Io ricordo con affetto e dispiacere Franco Colombani e Sauro Brunicardi. Colombani era il patron del Sole di Maleo, uno dei grandi ristoranti su cui la moderna cucina italiana si è fondata. Si è ucciso nel 1996. Gianni Brera, suo grande amico, era stato a trovarlo una fredda notte di dicembre del 1992 e, tornando a Milano, morì in un incidente. Nel 2009 Sauro Brunicardi venne ritrovato annegato nel fiume Serchio, vicino a Lucca. Era il patron della Mora di Ponte a Moriano, una tappa fondamentale della buona tavola. Franco e Sauro li ho conosciuti bene, specialmente il secondo. Anche per loro si è parlato di depressione, di soldi, di banche e, nel caso di Colombani, anche della separazione dalla moglie. Come per Violier, tante risposte ma non quella definitiva, quella che dia un senso alla fragilità umana. Però credo che, soprattutto, è mancata la domanda giusta, quella sul senso della nostra esistenza.

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