Friends PIETRO

Published on novembre 6th, 2017 | by Perri

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In ricordo di Pietro Cheli, ciao amico mio fai buon viaggio

L’ultima foto postata su Instagram è di due giorni fa, 4 novembre, al Mercato del Suffragio dove andava tutti i sabati a fare la spesa e a incontrarsi con alcuni amici per un caffè. Un rito. La foto ritrae dei cavoli colorati in un cestino del banco di frutta e verdura. Mannaggia Pietro, quei cavoli non li cucineremo più, né diventeranno cavoli a merenda, cioè protagonisti di una delle nostre conversazioni a tutto campo e, appunto, a tutto cavolo. A proposito di merenda l’ultima volta che ci siamo incontrati eravamo da Davide Longoni, in via Tiraboschi per una “degustazione” a base di pane, salame, formaggio e due vini, uno bianco e uno rosso. Prosit.

Pietro Cheli, forse la persona più colta che abbia mai conosciuto se n’è andato improvvisamente, a 52 anni, nel sonno, all’alba del 6 novembre. Era nato a Genova, suo padre è stato un medico importante.  Pietro era grande e grosso e aveva un cervello finissimo. In molti ora, nei siti, lo definiscono “giornalista culturale”, forse per renderlo riconoscibile, ma in realtà Pietro era un intellettuale vero, un giornalista onnivoro, un uomo per tutte le stagioni, forse l’unico intellettuale che ho conosciuto che onorasse il significato più pieno del termine. Usava l’intelletto e la conoscenza, sterminata come lui, per giudicare i fatti della vita e difficilmente sbagliava un giudizio, sugli esseri umani o sulle cose. Pietro coltivava un curiosità quasi rara per tutto il reale. Non si precludeva nulla, non disprezzava nulla, almeno all’inizio. Poi, se qualcuno non gli piaceva, non nascondeva il dito, andava giù diretto.

Dalla cucina alla letteratura, dai film al calcio, dalla politica al pettegolezzo (che, comunque, con lui era piacevole e leggero, mai pesante), dalla musica alla storia, sapeva di tutto, raccontava di tutto. 

A una cena, un mesetto fa, disquisiva di vini francesi con la solita naturalezza che non era mai spocchia, mai supponenza, ma competenza. Lui sapeva e non te lo faceva pesare, ti raccontava. Con lui non ti annoiavi mai ed è il più grande complimento che si può fare a un essere umano. Piuttosto era lui che talvolta si annoiava; quando gli succedeva non era così finto da stare lì a dispetto della sua intelligenza. Salutava e se ne andava. Gentile, ma fermo.

Ci univano molte cose: un peso ragguardevole, l’amore per la buona tavola, per i libri (grazie per tutti i miei che hai recensito, per la tua amicizia e per la tua benevolenza) e per il maledetto Genoa, che non gli ha negato sofferenza fino all’ultimo. Ci univa un’idea di genovesità mai circoscritta, aperta, ma lui malgrado i trent’anni a Milano, aveva conservato l’accento. Io mi ero ero imbastardito, Pietro no. Belin. Ci eravamo conosciuti al Giornale di Montanelli, alla fine degli anni ’80. Poi io ero andato al Corriere, lui più tardi alla Voce e poi qua e là, con le esperienze più significative a Diario e, ultimamente, come vice direttore di Amica, di cui aveva ideato la parte “Kitchen”. Bellissima.

Non ci eravamo mai lasciati, ma negli ultimi tempi ci frequentavamo e ci sentivamo di più. E proprio adesso te ne sei andato, mannaggia, succede sempre sul più bello.

Aveva un grande cuore capace di accogliere gli altri, forse non abbastanza grande da tenere a bada il suo corpo. Ne parlo da fratello grasso qual sono. La sua casa, in questo uggioso giorno di novembre, era piena di gente. Tutti gli volevamo bene e se c’era qualcuno che non gliene voleva, peggio per lui. Si è perso qualcosa. Una battuta, un motto, un aneddoto, la sua compagnia. Qualcosa che l’avrebbe arricchito come è successo a tutti noi.

Ciao Pietro, mi mancherai tantissimo. Mettici una buona parola per me, per tutti e per il povero Grifo in particolare.

ps la foto che ci ritrae insieme (lui è quello con la camicia da garibaldino)  è del 2008. Presentavamo il libro di Marco Mathieu e Albero “Jimmy” Fontana “Il portiere di riserva”.   Ho scelto questa foto anche per ricordare Marco, un altro amico che, purtroppo, è in gravissime condizioni da mesi a causa di un incidente stradale. Dai Marco. 

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