Live Blogging Callcentre

Published on luglio 9th, 2015 | by admin

0

Incubo da call center

I call center sono di due tipi. Quello da cui ti chiamano per venderti qualcosa e non si sa perché abbiano tutti i tuoi numeri (anche quelli non in elenco), sia di cellulare che di casa, e quello che sei costretto a chiamare tu perché qualche aggeggio si è guastato o qualche fattura, documento, eccetera non è regolare. Qui vi voglio raccontare la mia esperienza con il secondo. Allora mi si rompe un aggeggio elettronico. Chiamo. Lunga trafila con il solito “prema questo, prema quello”, “resti in linea per non perdere la priorità acquisita”, “i nostri operatori non sono al momento disponibili”. Alla fine ottengo risposta. 1) dopo la mia spiegazione il tizio mi mette in attesa, cade la linea e arrivederci (tra l’altro la prima cosa che mi chiedono è il mio numero, quindi potrebbero richiamarmi); 2) rifaccio la trafila e il secondo non riesce a capire bene di cosa parlo, dice che cerca di farsi una cultura e poi mi richiama; sto ancora aspettando; 3) il terzo mi chiede di fare una cosa ma, come si vedrà dopo, non con i passaggi giusti, anche in questo caso cade la linea; il quarto, anzi la quarta, si becca la mia irritazione; il mio tono di voce è alto, lo ammetto, ma non offensivo, neanche una parola di troppo o sconveniente, alla decima volta che invece di darmi delle risposte mi ripete “stia tranquillo” urlo “non mi dica più stia tranquillo” e lei interrompe la chiamata; con la quinta parla mia moglie; costei, alla fine della trafila, le chiede di fare una cosa tecnica, mi moglie le risponde: io non sono un tecnico e non so neanche se ho questo cavo di cui mi parla. La signorina, come se niente fosse: allora non so cosa farci e le butta giù il telefono.
Maccarone, m’hai provocato e me te magno. A questo punto decido di fare il gioco duro. Prendo carta e penna (virtuali) e scrivo al direttore della comunicazione dell’azienda con le paroline magiche: sono un giornalista del Corriere della Sera. Improvvisamente clima, toni, attenzioni cambiano. Non sono più io che chiamo, sono loro a farlo. Ci sono volute un’altra serie di telefonate, di spiegazioni finché dopo 32 ore dal guasto arriviamo (sempre via telefono perché non è previsto soccorso live o se è previsto è a spese del cliente) a un tecnico vero, preparato, che mi fa fare la cosa giusta (la stessa che uno aveva già tentato di farmi fare ma non nel modo corretto) e l’aggeggio riparte. Dopo più di un giorno, con uno spreco di tempo e attenzioni.
La morale di tutto questo? Eccola. Io sono un vecchio bastardo, faccio questo mestiere e so come va il mondo, magari fai un lavoro che non ti piace. Ma in ogni caso lo devi fare bene. La serietà non giova soltanto a chi la riceve, ma anche a chi la offre. Vale sempre, per chi fa un lavoro che ama e per chi lo fa “solo” per vivere.


About the Author



Lascia una risposta

Back to Top ↑