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Published on aprile 10th, 2019 | by Perri

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Le Soste 2019, un libro di racconti su donne e uomini della migliore cucina italiana

Nel 1982, ai tavoli del ristorante di Gualtiero Marchesi in via Bonvesin della Riva a Milano, un gruppo di ristoratori e cuochi, di quelli che stavano facendo la storia della cucina italiana,  stabilirono di incontrarsi periodicamente per condividere spunti e progetti sull’enogastronomia italiana d’eccellenza e comunicare ai propri clienti i ristoranti, i cuochi, i luoghi che perseguivano gli stessi ideali di cultura del cibo, della convivialità, dell’accoglienza. Modello, ça va sans dire, le più famose Associazioni francesi, Traditions et Qualité e Relais Gourmands, su tutti. Così nacquero Le Soste che quest’anno annovera novantuno soci raccontati in un bel volume noir e raccolti attorno ai tavoli di una cena di gala al Principe di Savoia a Milano, con il presidente Claudio Sadler in testa. La filosofia è sempre la stessa: un umanesimo della cucina dove il cliente diventa protagonista di una storia insieme con l’oste. Sono stato alla prima cena delle Soste nel 1994 e ancora adesso ritrovo lo stesso senso di appartenenza.

C’è chi esce e c’è chi entra. Tra gli entranti Cracco a Milano;  Magnolia di Cesenatico, cuoco Alberto Faccani; Taverna Estia a Brusciano (NA), della bella famiglia Sposito con Francesco ai fornelli; Il Ristorante – Luca Fantin all’interno dell’hotel Bulgari Tokyo; Amelia di San Sebastian, con il giovane Paulo Airaudo argentino di origine italiana che propone una sua personale via alla cucina italiana.

New entry e antiche e solide presenze si alternano nel volume, pubblicato in 25.00 copie in italiano e in 10.000 in inglese che viene distribuito nei ristoranti delle Soste. Sul volume, curato da Mario Cucci, campeggia il  logo dell’Associazione è stato ideato da Emilio Tadini e rappresentato da una freccia stilizzata, che richiama nella sua essenzialità l’insegna delle antiche stazioni di posta.

Nella serata di gala molti i premiati, mi piace qui sottolineare il riconoscimento alla carriera a Renata ed Ezio Santin, due persone veramente speciali che a Cassinetta di Lugugnano hanno costruito un pezzo consistente di storia della cucina italiana.  Per quanto riguarda la cena, Luca Fantin non è riuscito ad arrivare da Tokyo e il suo posto  lo ha preso Giuseppe D’Aquino del ristorante Oseleta, del wine resort Villa Cordevigo, che nel 2018 non era riuscito a partecipare. Cena altalenante come spesso succede in queste occasioni, con tante persone, senza un orario preciso in cui la massa occupa i tavoli, ma in ogni  caso sempre di buon livello. Quest’anno non do i voti, ma c’erano piatti più riusciti e altri meno. Forse il migliore è stato il dolce di Cracco, ma era anche quello meno “pericoloso” da preparare. Antipasto di  Paulo Airaudo: capesante con brodo di finocchio e mela verde. Primo piatto di Francesco Sposito: risotto di alici in tortiera; secondo di Giuseppe D’Aquino: diaframma ai carboni, rosa di Gorizia, salsa all’Oseleta, polvere di lamponi; Dessert: cioccolato fondente, mango, yogurt e pralinato alle mandorle. Prosit.

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