Scorribanda del venerdì Cena di Gala Associazione Le Sos te Š Enrico Giudicianni (57)

Published on marzo 13th, 2018 | by Perri

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Le Soste, una garanzia di grande cucina e accoglienza, lo stile italiano in una guida

Con una cena di gala più sciolta delle altre (bravi, non me posso più di stare cinque ore a tavola), lunedì 5 marzo (come tradizione da qualche anno l’evento coincide con la fine di Identità Golose), è stata celebrata la nuova guida de “Le Soste”, l’associazione che racchiude (quasi tutti) i migliori ristoranti italiani (86) e qualcuno (8) che, nel mondo, si collega al gusto e alla cultura italiana del cibo e dell’accoglienza. Dieci i nuovi ingressi, sanciti dall’assemblea annuale dei soci: Al Ferarut di Rivignano (UD) – Alberto Tonizzo; Ca’ Vittoria di Tigliole d’Asti (AT) – Massimiliano Musso; Cinque Enrico Bartolini & Le Soste @ FICO Eataly World Bologna – Salvatore Amato; Dolce Stil Novo di Venaria Reale (TO) – Alfredo Russo; Dolomieu di Madonna di Campiglio (TN) – Enrico Croatti; Il Falconiere di Cortona (AR) – Silvia Baracchi; Il Saraceno di Cavernago (BG) – Roberto Proto; La Buca di Cesenatico (FC) – Patron Stefano Bartolini; Oseleta – Villa Cordevigo di Cavaion Veronese (VR) – Giuseppe D’Aquino; Seta di Milano – Antonio Guida.

Le Soste fanno 36 (anni) e dedicano la Guida 34 a Gualtiero Marchesi. Fu in via Bonvesin della Riva che un gruppo di ristoratori, riuniti attorno a Gualtiero, diede vita all’Associazione. All’interno della Guida, i pensieri di un gruppo di giornalisti e critici enogastronomici. Ecco quello che ho scritto io: “Le Soste, prima della tempesta mediatica attuale attorno alla cucina, avevano compreso l’importanza di raccontare una storia di tradizione e cultura come quella della ristorazione italiana. Il segreto delle Soste è questo: eccellenza, ma nella continuità. Al di là di mode e modi“. La Guida costa 19 euro, non è una guida “critica”, è una foto di gruppo, un’istantanea della cucina italiana, che riunisce ristoranti che ne hanno fatto la storia negli ultimi quarant’anni e luoghi e persone più giovani, ma di valore. Perché le novità tanto esaltate da sgallettati e sgallettate dell’ultima ora resterebbero senza un filo conduttore se non si inserissero, valorizzandola, completandola, in una grande storia. 

Come tradizione i nuovi associati hanno cucinato per i numerosi ospiti della Cena di Gala all’Excelsior Gallia di Milano sotto la guida attenta di Francesco Cerea che qui ha una delle tante dependance di Da Vittorio. Servizio ancora un po’ distratto, se sbagliavi zona, come ho fatto io, gli appetizers non li vedevi. Ho assaggiato solo il sardone affumicato, crema di caponata, gel alla mentuccia di Sadler (9, essendo l’unico che ho assaggiato un trionfo). Ma forse erano in combutta con mia moglie per farmi dimagrire. A tavola meglio il servizio, mentre ecco il menu: carpaccio di ricciola, salsa tonnata alla mandorla e artemisia (S. Bartolini, La Buca, 7,5, gustoso, semplice, non si può sbagliare); Bergamo-Amalfi, casoncello di mare farcito con baccalà Gadus Murhua mantecato e guazzetto d’impepata di cozze (R. Poto, Il Saraceno, 6, mezzo voto in meno perché il nome di un piatto non può superare una riga, un voto in meno perché la pasta deve tornare a essere il piatto degli italiani, frega niente se è una cena di gala, ma tre casoncelli non me li dai, ne voglio almeno 8/10); agnello allo zafferano e cardamomo con crema di cipollotto di mare (A.Guida, Seta, 10, valeva da solo la presenza alla cena); lampone e eucalipto (M. Musso, Ca’ Vittoria, 8, un voto in più per la brevità del nome). Tutti ottimi i vini, da Ferrari a Pommery, da Ca’ del Bosco a Felluga, da Berlucchi a Cisa Asinari, ottima anche la Ferrarelle presente con Maxima (la frizzante)  e i succhi Plose. Finale in gloria con i Capitelli 2015 di Anselmi, forse il miglior vino (italiano) da dessert, che si può gradire anche senza dessert, in circolazione. Viva le Soste

ps mi sono dimenticato che,  a onore del vero, tra gli assaggi dell’aperitivo, sono riuscito ad agguantare qualche scaglia di Grana Padano e alcune fette del superbo Pata Negra della Fenice 

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