Non neghiamoci nulla Invito_GuidaRV_Espresso

Published on ottobre 12th, 2018 | by Perri

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L’Espresso racconta la nuova grande cucina e Pommery premia il piatto migliore

Riflessioni a freddo sulla nuova Guida dell’Espresso 2019. A cui collaboro, lo dico subito, a scanso di equivoci. E dico subito che su alcune valutazioni non mi trovo d’accordo, ma questo è nella logica delle cose e ci mancherebbe altro che non fosse cos così. Conosco gli amici e colleghi che con me preparano la guida, li rispetto, ma siamo uomini e non caporali e quindi ognuno di noi conserva una libertà di giudizio, pur nella fedeltà al lavoro degli altri e alla testata. Io almeno lo faccio.  Siccome ho seguito il calcio e lo sport, sul campo, per 35 anni, e lo seguo ancora da studio, so che non c’è verso di mettere d’accordo completamente, su schemi, calciatori, prestazioni, tutti coloro che giudicano, per mestiere o per diletto. E sui cuochi e cucina è la stessa cosa. Ma, volendo, potrei discuterne in privato e con i diretti interessati, certo non in pubblico. Chiarito questo, e malgrado qualche errore tipografico, quella dell’Espresso è la guida più continua e completa della cucina italiana che fotografa puntualmente dagli anni ’70. Ne ha seguito lo sviluppo, l’ha raccontata, nelle sue 41 edizioni cartacee, in libreria e edicola, e ora con la app disponibile su smartphone, tablet e altri aggeggi del genere e con il sito www.guideespresso.it.  Con i ristornati accorpati anche i vini sotto l’attenta regia di Andrea Grignaffini. Una scelta intelligente, basta con lo sterminio di segnalazioni.

Enzo Vizzari, il diretur, definisce  la guida “viva, ricca, varia, che consolida e arricchisce i propri punti di forza ma si aggiorna e si diversifica, anche cambiando connotati e caratteristiche”.  Trovate segnalate 2.000 tavole, le migliori tra le oltre 200 mila dove si mangia ora in Italia, ristoranti classici, trattorie, pizzerie, enotavole e quant’altro per un panorama concreto, dai super cuochi agli etnici in ascesa.

Sono d’accordo con Enzo quando ribadisce che “in Italia non si è mai mangiato così bene”. E’ vero, ma se l’attenzione mediatica si concentra immancabilmente sui sommi, è la vitalità di vecchie insegne, trattorie, pizzerie a testimoniare di un movimento vivo e scoppiettante. Diciamo che il traino dei grandi ha dato un nuovo impulso anche a molti ristoranti medi, trattorie, pizzerie in grado di rinnovarsi, di tentare nuove strade. Per questo, ancora una volta, il pranzo dell’anno, cioè il migliore tra i migliori, è ancora Massimo Bottura premiato per la sua cucina e per la sua capacità di portare il buon nome della grande cucina italiana in giro per il mondo. A proposito i  5 cappelli, che nella guida 2018, erano 5, Casadonna Reale – Castel di Sangro (AQ), Le Calandre – Rubano (PD), Osteria Francescana – Modena, Piazza Duomo – Alba (CN), Uliassi – Senigallia (AN) sono diventati sette. Non poteva mancare il tristellato  St. Hubertus del Rosa Alpina in Val Badia (con il “verde” Norbert Niederkofler ai fornelli) . Si aggiunge anche Lido 84, Gardone Riviera, dei fratelli Camanini, con Riccardo i cucina. I quattro cappelli sono 23 , contro i sedici dell’anno scorso, e numerosi sono anche i nuovi “tre cappelli”Nei cappelli d’oro entra Romano celebre ristorante viareggino con un grande passato e un solido avvenire.

Molti i premiati, tra cui segnalo il pasticcere del St. Hubertus, Andrea Tortora, veramente bravo, il premio alla carriera al Miramonti l’Altro di Concesio (per me sempre fantastico), il ristorante sostenibile all’amico Pino Cuttaia della Madia di Licata che, sinceramente, non capisco se sia sostenibile o meno ma è sempre uno dei migliori e il servizio di sala del Palagio, il ristorante del  Four Seasons di Firenze, il regno di Vito Mollica, un altro dei miei cuochi preferiti, per bravura, umanità e capacità di non sentirsi unto del Signore. E lì siamo finiti in gloria, grazie allo sponsor Pommery (gentile sponsor anche del mio Annibale Canessa) della splendida Mimma Posca e alla benevolenza dell’impareggiabile direttore Patrizio Cipollini, per festeggiare il piatto dell’anno di Andrea Berton, lasagna di piccione, e il risotto dell’anno, con il sostegno di Riso Scotti, cioè il risotto all’anice stellato con polvere di cavolo nero di Antonio Guida del Seta Mandarin. Prima di sedersi a tavola, nella hall del Four Seasons (pioveva e non si è potuto usufruire del meraviglioso bosco in città dell’hotel) gli appetizers con il celebre panino al lampredotto di Vito Mollica e i salumi di Simone Fracassi il macellaio di Poppi nel Casentino che con i suoi prosciutti potrebbe resuscitare anche un vegano. Io avrei anche concluso lì, con tutto il rispetto dei piatti stellati e della grand table dove ci siamo accomodati in seguito. Pane, prosciutto e champagne. Che vuoi di più? Basta poco. Come sapete, da vecchi si torna un po’ bambini.

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GUIDA DELL’ESPRESSO RISTORANTI E VINI 

792 PAGINE IN LIBRERIA E IN EDICOLA 

IN EDICOLA E LIBRERIA A EURO 24.90

IN VERSIONE DIGITALE EURO 7.99 

 

 

 

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