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Published on aprile 28th, 2019 | by Perri

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Libri appetitosi: la Fiorentina di Fiordelli e la cucina di caccia Corelli-Milani

 

La Santa Pasqua con i suoi riti sacri e quelli della buona tavola è passata. Ma non invano. Consiglio due libri che ho avuto poco prima delle feste e che mi sembrano significativi. Due libri della serie astenersi-vegetariani. Gustosi, raccontati, vissuti, con belle fotografie, ecco “la Fiorentina-osti, macellai e vini della vera bistecca” di Aldo Fiordelli (Gruppo Editoriale) e “La caccia di Igles e dei suoi amici” di Michele Milani e Igles Corelli (MiCom). Due amici, due persone di valore.

WE LOVE FIORENTINA. Dio benedica i fiorentini, grazie a cui, in questa età del salutismo imperante (la salute è una buona cosa, il salutismo, come tutti gli “ismi” non lo è), la Fiorentina resiste e resisterà. Ce la racconta, con brio e ciccia, Aldo Fiordelli enogastronomo dai variegati interessi. Codificata dall’Accademia della Crusca nel 1700, della Fiorentina si trovano trovano tracce più antiche. Definizione: “la Fiorentina è una bistecca di bovino adulto toscano, (quando e dove si può, dico io),  tagliata alta 3/4 dita nella lombata e cotta al sangue sulla brace”. E’ un libro appetitoso che fotografa, sia dal punto di vista della scrittura che da quello dell’immagine, tutta la filiera, dagli allevatori ai maestri di taglio, cioè i grandi macellai toscani, quasi tutti cari amici, i Cecchini, i Falorni, i Fracassi, i Menoni, quindi suggerisce i ristoranti dove si può azzannare la vera Fiorentina. A Firenze e in Toscana ma non solo. Ce ne sono anche fuori e pure fuori dall’Italia. Un libro che non è solo per carnivori, ma che aiuta a capire che non è la carne che fa male, ma la carne cattiva e l’eccesso. Una Fiorentina ogni tanto, accompagnata da un grande vino, è pura gioia. Un ringraziamento al mitico Gianni Mercatali per l’organizzazione e a Massimo Minutelli che ci ha ospitato alla Griglia di Varrone.

la Fiorentina

Osti, Macellai e vini della vera bistecca

di Aldo Fiordelli

pag. 190, Gruppo Editoriale, 15 euro

FIOREN

LA CACCIA E’ CAMBIATA. Ho conosciuto Michele Milani davanti al fuoco di un camino in un bel casale sull’Appenino Piacentino, ormai molti anni fa. Quel giorno imparai, con il conforto di testimonianze di docenti universitari, veterinari e amministratori locali, che la selvaggina può rappresentare molte cose, per noi, non sono un colpo di fucile. Piuttosto riscoperta della natura, passeggiate nei boschi, albe fumose di nebbia, ripopolamento di territori abbandonati da anni, posti di lavoro e, naturalmente, carne pregiata e pulita, con interessanti sviluppi nutritivi. Sulla caccia e sulla cucina che ne deriva ci sono molti luoghi comuni e si addensano fanatismi pericolosi. Bisognerebbe capire, documentarsi. “La selvaggina è stato il cibo del popolo” scrive Igles Corelli, l’irrequieto genio sempre in movimento dai tempi e dal tempio che fu il Trigabolo di Argenta, che ha coinvolto con Michele molti amici cuochi, da Massimo Bottura ad Heinz Beck, da Mauro Uliassi (che ha una particolare predilezione per la selvaggina) a Vito Mollica, da Isa Mazzocchi a Fabrizia Meroi, da Giancarlo Morelli a Moreno Cedroni. E gli altri, il meglio della cucina italiana, ve li dovete leggere sul libro. Cominciando dalla doppia introduzione che illumina sulla caccia e sulla selvaggina, al di là di banalità, stupidaggini e luoghi comuni.

La “Caccia” di Igles

e dei suoi amici

(un giro tra le eccellenze della cucina italiana con chi ha saputo valorizzare le carni di selvaggina)

Pag, 202, MiCom, 45 euro 

CACCIAIGLES

 

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