Non neghiamoci nulla MICHELIN19

Published on novembre 19th, 2018 | by Perri

0

Michelin 2019: stelle, sponsor e cotillons. Viva Uliassi ma io aspetto ancora i Damatos

Riflessioni a freddo, e con comodo, sulla rossa Michelin Italia numero 64. Buona lettura, se decidete di arrivare fino in fondo.

TRA LA VIA EMILIA E LO SPONSOR

Appuntamento a Parma per la terza volta. Malgrado i miei rilievi di pigro in servizio permanente effettivo, comprendo il senso di tutto questo. La sinergia tra Michelin e la Food Valley emiliana Piacenza-Parma-Reggio Emilia sta diventando un fatto importante. Tutte e tre le città ospiteranno, a vario titolo, l’omino di gomma nel prossimo biennio. Nel 2019 la presentazione della guida è programmata a Piacenza, almeno saremo più vicini a Milano. A Reggio Emilia un altro evento, così come a Parma nel 2020. E quindi ecco spiegata, nella “splendida cornice” dell’Auditorium Paganini di Renzo Piano (abbandonato il Regio), la sfilata di politici e manager, con i tre sindaci emiliani sul palco, cordialità e salamelecchi. Anche questo fa parte del grande rinnovamento in senso spettacolare della guida su ristoranti (principalmente) e alberghi (meno) più famosa del mondo. Perché più ristoranti? Perché ormai un albergo ha altri canali per essere raggiunto, scoperto, scelto. E pure un ristorante, in fondo. La Michelin, infatti, non fa scoprire un ristorante, lo illumina. Non per niente parliamo di stelle. Per trovare una tavola basta uno smartphone sgrauso, la stella serve a elevarlo dalla massa. Un tempo la guida faceva un servizio al viaggiatore, ora lo fa al cinquanta per cento anche al ristoratore. Nel senso che al ristorante il viandante arriva senza consultare necessariamente la Michelin, ma se il ristorante ha la stella in copertina è tutta un’altra faccenda. Insomma ha quasi capovolto la sua vocazione originaria. I tempi cambiano, cari miei.

STELLATI E NO,  VIVA I SECONDI E ANCHE I QUARTI.

Già lo sapete, c’è la decima stella. L’ha presa Mauro Uliassi di Senigallia. Applausi. Mi piace la sua cucina e mi piace lui perché non è un cuoco da entertainment, infatti ha detto due parole in croce. Non fa nulla per essere diverso da quello che è, per lui, infatti, il detto “una parola è poca e due sono troppe” è scolpito nella pietra del molo di Senigallia dove il mare d’inverno è un film a colori quando hai passato un paio d’ore ai suoi tavoli. Non rinuncia a quello che gli piace, come la cucina di cacciagione. Mentre tanti altri celebrati cuochi se ne tengono lontani, per timore degli intolleranti e in ossequio al politicamente corretto, nel sua menu troviamo beccacce e quaglie, oca e pernice. Mauro è straordinariamente lui. Bravo. Nessuno conquista le due stelle, mentre sono 30 i nuovi stellati, con grande predominio del Sud e assenza totale di Milano, e più in generale poca Lombardia, che pure resta la regione più brillante. Strano. Premiati alcuni cuochi in rampa d’ascesa come Floriano Pellegrino di Bros (Lecce) e  Davide Caranchini di Materia (Cerbobbio). Tira molto il secondo ristorante, ma anche il terzo e il quarto. Cioè aumentano le stelle i grandi cuochi che si allargano. Alla francese. Da Enrico Bartolini, alla sua sesta stella con il monferrino Sant’Uffizio a Cannavacciuolo (due bistrot, due stelle) ad Heinz Beck (St. George Taormina) a Matteo Metullio (Harry’s Piccolo, Trieste). Raddoppia anche Andrea Ribaldone con il mitico Domingo Schingaro  a  Borgo Egnazia. Ricapitolando sono 10 con una stella (più 1), 39 con due (meno 2), 318 con tre (più 12). Tra le stelle cadenti più sorprendenti, Ilario Vinciguerra e Antonello Colonna a Roma. Da Antonello a Roma è un po’ che manco, non saprei. Ma da Ilario sono stato recentemente. Francamente non capisco, la cucina è sempre intrigante, il posto è molto bello. Capisci a me. Vengo dal calcio, è i voti sono fatti per essere discussi. Ma io non discuto i ristoranti premiati, anche il doppio Cannavacciuolo in un colpo solo. Non ci sono stato ma persone di fiducia mi dicono che i due giannizzeri del cuocone di Villa Crespi sono bravi. Però di sicuro sono molto bravi anche Gianni D’Amato del Caffè Arti e Mestieri di Reggio Emilia e Fabio Abbattista dell’Albereta di Erbusco. Ogni anno lo ridico: ma perché loro no? Gianni ne aveva due nel 2012 quando il Rigoletto è crollato per il terremoto. Si è rimesso in piedi con sacrifici e forza di volontà, sostenuto da una famiglia straordinaria. La sua cucina non è certo cambiata. Se il posto non vi piace (non è una villa del Seicento ma è comunque un bel posto, il dehors è eccezionale), dategliene una. Abbattista all’Albereta fa un lavoro di sostanza e classe e lo adoro perché è un cuoco di cucina, come Uliassi. Pochi fronzoli, pochi tour. Lo trovate sempre là. Forza, alla prossima.

LOBBY, LOBBISTI, UFFICI STAMPA E MISS ITALIA

È come Miss Italia dice la mia collega ed amica, la splendida Vicky Melchioni: “Là ogni sponsor ha la sua fascia, qui invece la giacca”. Il vero cambiamento epocale è avvenuto con il trasferimento a Parma: la spettacolarizzazione della Guida Michelin. Dalla quasi freddezza e dalla lontananza da cuochi, sponsor e cotillons a questo auditorium con tanta umanità varia e interessante da osservare. Ricordo la sobrietà della prima presentazione a cui partecipai, un lustro fa. La guida veniva annunciata senza cuochi, senza sponsor, senza clamori. La Rossa era la Rossa, non aveva bisogno di effetti speciali e colori ultravioletti. Ahinoi, il mondo è cambiato e per mantenere in vita una guida, anche la più importante del mondo, c’è bisogno di tutto questo. E tutto questo non serve a vendere di più la guida, ma a pubblicizzare il nome che porta, insomma più che un’operazione editoriale è una grande operazione di marketing per un’azienda che si chiama Michelin. La guida di ristoranti e alberghi serve per lustrare il brand, come dicono quelli bravi. L’altro aspetto è la popolazione che sta sotto il palco. La percentuale di giornalisti è scesa a un quarto, poi c’è un quarto di giornalisti web, blogger e influencer (accanto a me c’era una tizia col bastoncino, come si chiama, quello con il telefono appiccicato sopra), tutto il resto uffici stampa, promoter, direttori della comunicazione degli sponsor, delle aziende che sostengono l’evento. C’è perfino chi urla, le claque come a X Factor. Ora la domanda è questa: fin dove si spinge il lobbismo? La Michelin, e a scendere le altre guide, esaltano la mistica dell’ispettore, sconosciuto, irreprensibile. Non mi permetto di dubitarne, né di rimpiangere il passato. Sarebbe sciocco e privo di senso. Panta rei. Segnalo solo la presenza di nuovi e numerosi giocatori in partita.

CIAO MICHELE

Notarella a margine. Lo so, frega a nessuno e nessuno ha sprecato una parola per lui. Io l’avrei fatto ma sotto questa scorza ruvida sono un romantico. A fare gli onori di casa (madre) è stato Gwendal Poullennec, nuovo direttore Internazionale della trentina di Guide Michelin. Sul palco non c’era più Michael Ellis che per anni aveva condotto la manifestazione con il suo italiano stanlioeollio. Mi ci ero affezionato. Era simpatico. E anche se non fosse stato simpatico, l’ho conosciuto e quindi un saluto non guasta mai. Buona vita Michele.

Tags: , , ,


About the Author



Lascia una risposta

Back to Top ↑