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Published on dicembre 19th, 2020 | by Perri

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Natale buono: è festa grande con la dispensa, i menu e l’Ermelinda dei Damatos

Parola d’ordine: Natale buono. Ogni giorno dal 1 dicembre novembre alla vigilia, propongo un prodotto, un libro o un’iniziativa golosa che possa rendere migliore il nostro Natale. Che sia un buon Natale, ma anche un Natale buono. Con i tuoi (nel senso di parentame allargato riunito) o solo con gli affetti più prossimi, ecco qualcosa con cui viverlo più golosamente. E anche umanamente. 

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Oggi vi parlo dei Damatos, great friends of mine, del Caffè Arti e Mestieri di Reggio Emilia. Eh, lo so, ve ne parlo spesso, perché se qualcuno/qualcosa valgono, allora vale la pena annunciare urbi et orbi la buona novella. Oggi vi parlerò del Natale dei Damatos, di Gianni, Fulvia e Federico, che ora sta percorrere la sua strada, ma per ora dà una mano al preparare  il Santo Natale di questa famiglia che spazia dalla via Emilia al mare. Li ho conosciuti giusto dieci anni fa nel loro bel palazzetto di Reggiolo, al Rigoletto che non c’è più (ahinoi e ahitutti quelli che non ci sono mai stati), ma il posto dove stanno ora è comunque bello e ci si trovano le stesse, buone cose. Le loro proposte natalizie, tra dispensa e menu. ci portano dal cappelletto (che meriterebbe una storia sé)  al cappone farcito, dalla giardiniera al panettone in vaso cottura, dall’erbazzone, e chiedo già il tris, alla salsa rubra. E poi marmellate e confetture, tanto ben di Dio che, non so come ripetervi, provocherà in voi le mie stesse emozioni. Vogliamo parlare del ragù di tre carni che si intreccia nelle insuperabili tagliatelle di Gianni?

Non ne parliamo, per questo potete guardare i due menu, dispensa e Natale qua sotto e visitare il sito. Oggi, a meno di una settimana dal Santo Natale, parliamo della Spongata “l’Ermelinda”. Chiamo Fulvia. “Sto tirando il gnocco fritto” mi dice e mi torna in mente, alla Battisti, una festa in villa da me, giù in Liguria, in cui i Damatos vennero a preparare gnocco fritto live con mortadella affettata all’impronta. Oh, my God, what a moment (se non si dice così, comunque ho reso l’idea). Non è un bel momento per la ristorazione. “E nessuno parla dei camerieri: sono quelli che perdono il lavoro per primi”. Che malinconia. Ma passiamo oltre, consoliamoci con la storia Spongata.  “La Spongata è un dolce tra i più antichi, noi lo facciamo da quando eravamo ad Aulla, da trent’anni. Io gli ho dato un nome, “l’Ermelinda, il nome di mia nonna che in casa la preparava sempre. Da piccola il mio lavoro era girare l’impasto tutti i giorni. Mio babbo lo portava su dalla cantina. La ricetta veniva da Brescello, era quella che circolava nei comuni della Bassa. Gianni, l’impasto, l’ha reso un po’ più fine”.  

Questo è un dolce natalizio nel senso più pieno del termine, un dolce di scambio, di rapporto. Veniva donato ad altre persone che a loro volta ricambiavano con la loro Spongata. “Questa tradizione adesso sta tornando, si tratta di un dolce ricco che si può mantenere, noi abbiamo pensato a un packaging bello con la carta riciclata e a lana dell’Appennino; è una mia fissazione usare quello che c’è attorno” dice Fulvia.  La Spongata ha seguito le antiche delle vie delle spezie e quelle dei pellegrini a cui veniva regalato (o venduto) perché, appunto, durava. Lo mangiavano a piccoli pezzi, lungo la via Francigena. “Due anni fa una nostra conoscente ha fatto un viaggio dalla Mongolia all’Italia a cavallo, noi gliel’avevamo regalata, ma se l’era dimenticata qua. Così se l’è fatta mandare in Russia e ha detto le dava una bella energia”. Ecco la Spongata alla prova di un pellegrinaggio laico moderno. E comunque la Spongata, per due anni, prima del Covid è stata inviata anche a Papa Francesco, che pare l’abbia gradita assai.

La Spongata ha percorso queste vie e in ogni luogo si chiama così, anche se cambia un ingrediente, ad esempio a Pontremoli hanno aggiunto il cioccolato. Sono famose quelle di Corniglio, nell’altro Parmense e di Busseto nella Bassa Parmense. Le vie delle spezie si spingono fino a nord e a cavallo del Brennero c’è un un dolce simile, lo Zelten. Nella Spongata troviamo: miele, noci, mandorle, canditi, cannella, chiodi di garofano, marmellata d’albicocche, pinoli, un po’ di pan grattato. “Quest’anno ho usato due mieli, d’acacia oppure di castagno ma a seconda delle zone vengono usati mieli diversi. Ognuno, poi, ha uno stampo di legno, di famiglia, io ne ho uno che ho creato io. Perché è bello quando spargi  lo zucchero a velo, vedere che prende la forma”.  Non solo panettone a Natale. Con i Damatos, non solo a Natale, la leccornia in tavola è assicurata.  

Caffe’ Arti E Mestieri
Via Emilia a San Pietro, 14
42121 Reggio Emilia
Tel: 0522 432202

per ordini e informazioni cliccate

www.giannidamato.it 

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