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Published on dicembre 22nd, 2020 | by Perri

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Natale buono: senza salumi e formaggi non si può, con Levoni e Guffanti è meglio

Parola d’ordine: Natale buono. Ogni giorno dal 1 dicembre novembre alla vigilia, propongo un prodotto, un libro o un’iniziativa golosa che possa rendere migliore il nostro Natale. Che sia un buon Natale, ma anche un Natale buono. Con i tuoi (nel senso di parentame allargato riunito) o solo con gli affetti più prossimi, ecco qualcosa con cui viverlo più golosamente. E anche umanamente. 

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Che cosa sarebbe il periodo di tra Natale e Capodanno – quando ero piccolo si tirava fino alla Befana, con l’ultimo vagone di regali – senza salumi e formaggi? Niente, nada, nothing, rien (de rien), nichts. Ecco quindi la mia selezione (al dietologo non far sapere quanto è buono il salame con il formaggio).

SALUMI LEVONI 

Tra le trecento specialità di Levoni, forse la migliore realtà aziendale nella produzione dei salumi, per queste feste scelgo il salame al tartufo che, purtroppo, meschino, a Natale non c’è arrivato, troppo buono per resistere a certe fauci che girano nel luogo dove abito. Mi restano gli altri prodotti, certificati 100% italiani, da carni di prima scelta, tutte da suini nati, allevati e trasformati in Italia, da questa azienda giunta alla quarta generazione: ha cominciato Ezechiello, nel 1911, con un salumificio alle porte di Milano.  Mi sono rimasti il lardo stagionato pancettato ai sapori (già aperto), lo stinco di prosciutto al forno, insaporito da sale e pepe con una speciale composizione di erbe aromatiche, infine il cotechino medaglia d’oro moto profumato. Riguardo al salame, ben riuscita l’intesa tra il salame e in tartufo nero, i cui sapori sono esaltati con aromi solo naturali. Da provare senz’altro. 

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www.levoni.it  

GUFFANTI FORMAGGI

Ad Arona c’è l’antro dei formaggi con questa famiglia che si definisce “cementata dal caglio” fin dal 1876. Carlo Guffanti Fiori, i figli Giovanni e Davide ne rappresentano la quarta e la quinta generazione. La loro autodefinizione è bellissima: allevatori di formaggi. Tutto cominciò dal bisnonno Luigi Guffanti che acquistò una miniera di argento abbandonata in Valganna (Varese) per stagionare il gorgonzola. Eccezionale la storia di Carlo Fiori, da professore di economia aziendale ad affinatore di formaggi decorato e ammesso alla “Confrerie des Chevaliers du Taste Fromage de France”. La loro missione: presentare il meglio dell’arte casearia italiana nel mondo. Nelle loro cave (alla francese), c’è solo l’imbarazzo della scelta. Vi consiglio, per questo Natale, “Al Rubiolon” di capra a latte crudo (Basso Piemonte), il Caciocavallo dei Basilischi (Basilicata), il Cacio di Mucca anche nella versione affumicata (Campania), strepitoso sulla piastra. E per finire il Bagoss da Bagolino (Brescia) con il suo colore giallo intenso dovuto allo zafferano aggiunto nella cagliata. E potrei proseguire, pagina dopo pagina. 

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guffantiformaggi.com 

 

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