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Published on settembre 21st, 2016 | by Perri

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No all’Olimpiade? Va bene, ma senza approssimazione

E’ stato intonato, dalla sindaca 5 stars Virginia Raggi, il De Profundis sulla candidatura olimpica di Roma 2024. Allora, innanzitutto, che il sindaco di una città dica no all’Olimpiade è più che legittimo, ci mancherebbe. Personalmente ho seguito la vicenda della candidatura a Roma 2024 con neutralità. Non ero né a favore né contro ideologicamente. Mi accostavo con spirito laico, con delle osservazioni anche critiche. Avevo, ad esempio, delle riserve sulla scelta di Luca Cordero di Montezemolo come leader maximo dell’evento, al di là di ogni giudizio sulla persona e i suoi meriti e demeriti. Era già stato alla guida di Italia ’90. La domanda che mi facevo era/è questa: ma dopo 25 anni lo sport italiano non ha prodotto nessun dirigente all’altezza? E poi temevo il solito magna-magna, i figli di sistemati in qualche bell’ufficio, le solite cose. Dall’altra parte però ero aperto a possibili cambiamenti e miglioramenti. Ero in stand by. Quindi non mi si può assegnare alla parte dei pasdaran dell’Olimpiade in Italia a tutti i costi.

Ma quando ho ascoltato il discorso della sindaca mi è salita la pressione, come sempre, quando assisto al trionfo dell’approssimazione. Eh no, specie chi ha un ruolo pubblico i fatti li deve conoscere. Se mi faceva una telefonata le spiegavo un paio di cose, ad esempio che non si possono mettere nella stessa casella Sochi 2014 e Atlanta 1996. Come i cavoli a merenda o le formiche amazzoniche a colazione al posto della brioche. Sochi è stata un’Olimpiade di Regime in cui W. Putin ha voluto dare un segno della grandeur post sovietica. Ha fatto costruire dal nulla un’autostrada e una ferrovia per collegare la città con gli impianti sciistici, per dire. Non ha badato a spese. Atlanta 1996, come tutte le Olimpiadi americane, è stata organizzata da un consorzio privato. Infatti è stata la peggiore Olimpiade dell’era moderna.  La città non ha fatto nulla, non ha messo su un impianto, non ha costruito lo svincolo per lo stadio Olimpico (per cui si percorrevano 12 km invece di 3). Lo piscina era una vasca in mezzo al nulla con tribune posticce e i cessi chimici. Una schifezza. Dopo Atlanta, infatti, il Cio sentenziò: mai più senza l’appoggio del comune. Un accostamento improvvido, quello con Sochi. Inoltre, rispetto al passato, c’è una nuova politica, anche da parte del Cio, che tiene conto della congiuntura economica sfavorevole e sostiene Giochi low cost. Era un aspetto da citare. Conoscendolo.

E poi la storia dei disavanzi. E’ chiaro che un evento come questo se li porta dietro inevitabilmente. Ma allora qualsiasi lavoro fai, qualsiasi evento organizzi è a rischio. Un’Olimpiade, a proposito di numeri, se da un lato porta a spendere, dall’altro fa guadagnare alla città nell’indotto, nei posti di lavoro che produce, nel turismo, nell’immagine. E’ stata citata Roma 1960 come esempio di spreco. Pare a vanvera secondo le repliche del Coni. Ma a parte questo, quell’Olimpiade è stata bellissima, una delle più belle di sempre. Avrà prodotto un debito, inevitabile, ma ha fatto da volano per un Paese che solo sei anni prima era stato liberato dalla presenza degli eserciti occupanti (Trieste tornò italiana nel 1954) e che era uscito dalla guerra devastato e senza un’oncia di rispetto internazionale. Un grande evento non si liquida così. Con un paio di dati presi, a casaccio, da wikipedia.

Infine due osservazioni di metodo. 1) La mancanza di rispetto per il Coni e per chi per Roma 2024 si è speso. Chi cerca di avere un’Olimpiade lo fa anche con un pizzico di romanticismo, non solo per soldi e onorificenze. Ne ho fatte nove e posso dirlo senza timore di essere smentito. Malagò, Pancalli e tutti quelli della struttura sono stati trattati dalla sindaca e dalla sua claque come banditi che tentano di fare il colpo alla diligenza. Non se lo meritavano, non se lo merita chiunque, in generale, un trattamento così. Ma è un tratto distintivo dei Cinque Stelle quello di trattare come pezzenti tutti quelli che non la pensano come loro. 2) Mi ha agghiacciato il ragionamento che sta alla base del “no”. Siccome paghiamo ancora Roma 1960 (e non sarebbe vero), siccome abbiamo finito di pagare Italia ’90 un anno fa, siccome i  Mondiali di nuoto 2009 sono stati uno scempio (e anche qui mezza verità: ad esempio è stato costruito il centro tecnico federale di Ostia, un impianto all’avanguardia dove  si allenano Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti, scusate se è poco), allora non facciamo l’Olimpiade. E’ un modo di ragionare inquietante. Allora non facciamo una strada o edifichiamo un palazzo per evitare la mafia degli appalti e la corruzione. La vera sfida, specialmente perché dice di rappresentare il nuovo che avanza, dovrebbe essere questa: adesso vi facciamo vedere come si fa, con noi non succederà più come prima.

Si poteva dire di no, ma con argomenti migliori e senza banalità. Mi dispiace, ma Virginia Raggi con la sua conferenza stampa tutta risolini, mossette, applausi  comandati e sciatteria, è riuscita a indignare anche un agnostico, nei confronti dell’Olimpiade a Roma, come me.

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