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Published on ottobre 19th, 2016 | by Perri

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Simone Bonini e il gelato “a modo suo”

Le premesse/promesse sono interessanti. “(…) Un libro che, se avrete la pazienza di leggerlo, vi darà le informazioni utili per realizzare il vostro gelato, ma vi consentirà anche si smascherare tutti quei commercianti che, sfruttando prodotti dell’industria e giocando sulla mancanza di chiarezza, impongono un grande peso economico a chi, invece, ogni giorno, si sforza di far conoscere stagionalità, tipicità ed eccellenze del nostro meraviglioso Paese”. Simone Bonini è un bell’uomo che da un anno ha superato la cinquantina. Ha lo sguardo e l’eloquio ironico di chi pone con leggerezza, senza atteggiamento autorale, questioni fondamentali. Il gelato si è affacciato nella vita dell’Italia negli anni ’50 ma è nel decennio successivo che il consumo diventa di massa. Il gelato da gelateria (che prima del dopoguerra non esisteva come negozio a sé stante) e i grandi prodotti industriali, i ghiaccioli, il Camillino, i coni delle grandi marche, la Coppa del Nonno, spopolano come sfizi incontrollati per noi tutti.  Però, da allora, è cambiato pochissimo fino a qualche anno fa. Nel 2005 Simone Bonini, imprenditore con una solida impresa di impianti elettrici e collaborazioni fruttuose nel campo della moda e dell’architettura, va in una gelateria per acquistare una torta e del gelato per il compleanno di sua figlia. E lì, rendendosi conto che per il gelato il muro di Berlino non è mai stato distrutto, decide di cominciare la sua avventura di gelatiere. Nasce Carapina – nome del contenitore del gelato nel banco a pozzetti – in piazza Oberdan a Firenze e cambia il modo di intendere il gelato, non solo per il gelato, ma anche per l’ambiente, per il rapporto con i clienti, per le confezioni (packaging, per chi ha studiato a Oxford e dintorni). Simone è un resistente. Ha raddoppiato a Firenze e ha aperto un negozio a Roma, ma la sua idea di qualità esclude il franchising esasperato. Anche perché la sua idea di stagionalità, di qualità si scontra con la serialità a fine di lucro. Nel suo libro insegna a fare il gelato con i prodotti migliori e con la frutta che offre il mercato. E’ contro l’esotismo (dal gelato al puffo alla sua terribile estensione 2.0 il gelato “facebook”: pare che esista), ma non contro la valorizzazione del prodotto. Ha sempre un gelato al formaggio. “Chi si scandalizza dovrebbe indignarsi prima per quello facebook”. Il cono è meglio della coppetta, ma solo se non è di cartone, come quasi tutti ormai sono. Per gustare fino in fondo un gelato bisogna puntare su un gusto solo, due può essere già troppo. E diffidate delle gelaterie che di gusti ne hanno a valanga: il numero giusto sta tra i 14 e i 16. Simone è un libero pensatore, visionario, curioso. La curiosità è il suo ideale, predicata anche nella scritta che campeggia da Carapina: “Non smettete mai di essere curiosi”. Potremmo dire che Simone Bonini sta al gelato come Bill Gates sta al computer, ma lui ci riserverebbe qualche sarcasmo toscano di forte impatto. Però, come tutti quelli che hanno (avuto) un sogno, non sta mai fermo. Lui, nella sua tazzina privata, mette una pallina di caffè, il gusto che preferisce, ma la ceramica è la sua visione: servire il gelato lì, perché il gelato è bello da passeggio ma fatto bene è buono come un piatto raffinato. Nel libro si parla di questo e di altro, si parla della qualità da cui non si può prescindere e che ha un costo. Si spiega come fare un buon gelato casalingo e, naturalmente, ci sono anche alcune ricette. Si racconta una storia che vale la pena di essere letta. Posso dire? Uno dei rari libri di cucina che non ho infilato subito nello scaffale.

 

Simone Bonini 

Il gelato a modo mio 

Giunti 

Euro 19.50

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