Non neghiamoci nulla foto amaretti 2

Published on dicembre 6th, 2021 | by Perri

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Storie di Natale: l’amaretto di Santa Croce, prelibatezza che viene da lontano, va in festa l’otto dicembre

Storie di Natale. Per tutto il mese di dicembre racconto storie di vita, di gusto, di solidarietà. Oggi cominciamo con l’amaretto di Santa Croce, città famosa per la lavorazione del cuoio e delle pelli, ma anche per lo straordinario amaretto che viene da lontano. 

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Ho scoperto l’amaretto di Santa Croce (sull’Arno) grazie al mitico Giacomo Gozzini, vero boss della zona che promuove il territorio come pochi altri, in giro per l’Italia. La festa dell’amaretto 2021 si terrà in piazza Garibaldi e in presenza, finalmente. Spettacoli e laboratori nell’arco dell’intera giornata di mercoledì 8 dicembre. Alle 10 verrà aperta la Mostra mercato dell’Amaretto Santacrocese, organizzata dai membri dell’associazione Amarettai Santa Croce, che proporranno anche gli altri loro prodotti. Alle 15.30 la Girlesque Street Band, un gruppo composta solo da musiciste,  farà il suo show. Alle 16 spazio a Valerio Vallini, storico locale con il suo libro “Santa Croce sull’Arno e Staffoli – Dalle origini dell’unità d’Italia”. Alle 17.30, il momento clou, almeno per un viaggiatore goloso come me: verrà assegnato l’Amaretto d’Oro. Musica, giochi per bambini, mercatino, negozi aperti per tutto il giorno. Io il mio premio lo do alla pasticceria-enoteca Vacchetta di Paolo Seghetti, bravo ed entusiasta rabdomante del gusto che mi ha spiegato, in compagnia di altri amici, la storia e i segreti dell’amaretto santacrocese (Paolo progetta un accostamento con il pregiato tartufo di San Miniato, non vedo l’ora). 

C’è un solo amaretto in Toscana ed è questo: un biscotto secco a forma conica su base quadrata (cm. 3 x 3) cotto su un’ostia, di colore dorato con punta leggermente più scura. Ingredienti semplici: mandorle, zucchero e uova (forse l’unico amaretto con l’uovo intero), a cui si aggiunge, come aromatizzante, la scorza grattugiata di limone. Rigorosamente fatto a mano, macinato grossolanamente (un tempo, mi dice Paolo, si usava il tritacarne) è un prodotto artigianale che non può diventare industriale, infatti viene preparato solo in forni e pasticcerie. Un paradosso per la capitale delle concerie, della lavorazione della pelle e del cuoio. 

Questa prelibatezza è legata alle vicende della Beata Cristiana (1240-1310) nata Oringa de’ Menabuoi, patrona della città e fondatrice del monastero dove gli amaretti sono stati concepiti. Recandosi in pellegrinaggio ad Assisi, le apparve il Signore che le mostrò la creazione di una casa religiosa nel suo paese di nascita. La Beata Cristiana, tornata a casa, fondò il Monastero di Santa Maria Novella e San Michele Arcangelo. La santa viene festeggiata il 4 gennaio, ma la vera festa è l’8 dicembre, perché vi si intrecciano devozione mariana e gola. Nel Monastero di Santa Croce, si venerava l’Immacolata Concezione con cinque secoli di anticipo sul dogma, sancito da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854. E gli amaretti? Secondo la tradizione furono le suore siciliane dell’ordine a inventare  questa prelibatezza con le mandorle che ricevevano dalle famiglie. E tra le meraviglie, di altro genere, di Santa Croce ci sono anche i corali della Collegiata di San Lorenzo e, sempre in questa chiesa, lo straordinario crocifisso ligneo dell’altare di sinistra, uno dei pochi esempi con tunica manicata (detta colibium). Questo Volto Santo è particolarmente penetrante. 

Abbiamo elencato molti ottimi motivi per andare a Santa Croce sull’Arno. A pochi chilometri, abbiamo detto, c’è San Miniato, eccezionale luogo goloso. Evviva dunque l’amaretto, Santa Croce e la Toscana, terra di scoperte e di gusto. 

www.prolocosantacroce.it

foto amarettimanifesto amaretto

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