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Published on ottobre 1st, 2019 | by Perri

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Trent’anni di Palta, quando la cucina è calore e umanità e non solo one (wo)man show

Isa è una delle poche cuoche (e cuochi) per cui sono disposto a sedermi attorno a un tavolo all’una e ad alzarmi alle cinque (de la tarde) passate. Sono arrivato per la prima volta alla Palta, a Borgonovo Val Tidone una sera piovosa di maggio del 2008. Da allora almeno una volta all’anno torno da Isa e Monica Mazzocchi e da Roberto Gazzola, marito di Isa e impareggiabile sommelier, direttore di sala, grande conoscitore di cibo e di vino, persona di grande affabilità (e affidabilità). Sa di vino, di quello del territorio in particolare. Ha contribuito a farlo conoscere fuori dai confini della provincia di Piacenza. A questo proposito, con Enrico Sgorbati di Torre Fornello, è nato “Una”,  Malvasia ferma, dalla vinificazione di acini raccolti tardivamente sulla pianta. Secco, dall’eccellente acidità.

Sabato 28 settembre, in una bella giornata di fine estate anche se ufficialmente l’estate era finita da una settimana, Isa e la sua famiglia hanno raccolto intorno a una ricca tavolata un po’ di amici per festeggiare i trent’anni della Palta. La storia è nota, la Palta era una di quelle drogherie “di una volta che tenevano la porta aperta davanti alla primavera” come canta Paolo Conte in “Boogie”. Sali e tabacchi, bar, poi osteria,  primo approdo per le esigenze della piccola frazione della pianura, come tante sorelle con le tendine di plastica.  I genitori di Isa e Monica erano contadini. Di Isa saprete tutto, allieva di Georges Cogny, tocco elegante ma di sostanza, cucina sua con accenti locali e pure alla storia come troviamo nei “pisarei e fasò ricetta antica”, dove si è recuperato il fagiolo con l’occhio. Di una simpatia riservata, Isa è una delle cuoche che eleva, partendo dal lato femminile, la nostra cucina, senza tirarsela come una star sul red carpet. Capisci a me.

La diversità si intuisce già dallo schieramento. Non tanti tavoli, ma una tavolata, lunga, unita, per dare quel senso antico del dì di festa. Non auto-celebrazione, non one (wo)man show e tutti gli altri spettatori, ma condivisione e calore. La forza della Palta è la famiglia (nella foto d’apertura i protagonisti con mamma, figli e dipendenti) che diventa gruppo con i dipendenti, con le sue tradizioni e i suoi valori, la famiglia cresciuta attorno a Isa. La Palta ha un percorso simile a tanti ristoranti di provincia, dove i figli si puntellano sull’osteria dei genitori per poi spiccare il volo. Non tutti ce la fanno: per non bruciare le ali, spesso tenute insieme con la cera della vanità, bisogna avere una solidità di partenza. Bel sabato, lungo ma pieno, piacevole e con gente capace di attrarre le reciproche umanità. Di questi tempi, operare una sintesi simile non cedendo alle lusinghe delle mille tavole, dei mille eventi, dei diecimila zatteranti che si affollano per strappare un pranzo a sbafo, non è per nulla facile. Poteva riuscirci solo Isa. Grazie e a presto.

 

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